[FILM]
Sc.: D. Risi, E. Scola, E. Maccari. F.: Alfio Contini. M.: Riz Ortolani. In.: Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintigant., Catherine Spaak, Luciana Angiolillo, Corrado Olmi. P.: Mario Cecchi Gori. 35mm. D.: 106’ a 24 f/s.
Storico delle edizioni
Sul Sorpasso è stato scritto e detto di tutto e si sa quasi tutto. Ma in testa o in coda alle questioni omeriche (chi inventò cosa e quando?), vorrei aggiungere due o tre cose sull’aspetto meno indagato della pellicola di Risi: le Aurelie GT 24. Uso il plurale perché erano due. Una turchese ammaccata (e stuccata alla bell’e meglio) da Gassman nel weekend prima dell’inizio delle riprese, l’altra sul rosa, dal cruscotto totalmente diverso dalla prima, con un piccolo vano per l’autoradio. Se vedete il film con attenzione, le differenze saltano agli occhi, confermandoci che la vettura era ‘già’ quasi obsoleta.
Era un modello del 1956, un milione e otto all’epoca. Un botto, ci si compravano quattro televisori. Questa spider all’epoca del film non era da riccastro vippone lancista, ma da vitellone bidonista ‘ganassa’, da ‘bruciabaracche’, ‘voglio ma non posso’. Una perfetta fanfaronata, come recita il titolo francese: anche la tromba del clacson è doppiata, aggiunta in postproduzione. Al Museo dell’auto di Torino mi hanno spiegato che questa Aurelia a cinque marce simbolizza bene lo sbarco mancato sul mercato americano: 150 Aurelie dormono in fondo al mare nella pancia dell’Andrea Doria. Il film di Risi e Scola fu invece il prototipo di un road movie diverso, alla EasyRider. Chi ha conosciuto Rodolfo Sonego non può avere dubbi sulla paternità dello spunto, rifiutato da Sordi che in quel periodo aveva sempre e comunque la prima scelta ed era totalmente refrattario all’ipotesi di ammazzare in scena, neppure per il tramite di un’automobile. Sonego (come Zavattini d’altronde) da buon ex morto di fame era visceralmente attaccato alle sue trovate, ine o one che fossero. Non buttava via niente. Qualche mese fa ho trovato in un suo archivio segreto la primissima versione d’un film sugli imbrogli degli annunci matrimoniali fra migranti e ragazze di vita: Bello, onesto, emigrato Australia… Il film è del ’71, il trattamento del ’55, l’anno dell’Aurelia del Sorpasso. Con il che, nulla si vuol togliere al film, anzi, la spider di Pininfarina aveva un tergicristallo frangiflutti modellato a imitazione di un motoscafo Riva, très chic. Bruno Cortona avrebbe potuto arrivare via mare a Viareggio, Portofino, Saint-Tropez. Invece ci arrivò solo Peppino Di Capri con il suo twist.
Nei manifesti dell’epoca, l’Aurelia si vede poco in mezzo a un senso vietato e a una Catherine Spaak. Circolava la convinzione che chi si era comprato una macchina, andava al cinema di meno.
Tatti Sanguineti
Crediti di restauro
Restaurato nel 2016 in 4K da Cineteca di Bologna e Istituto Luce – Cinecittà in collaborazione con Surf Film, RTI, Lyon Film e LCJ Productions presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, a partire dal negativo originale e da un controtipo positivo d’epoca di prima generazione
(…) Sordi si era rifiutato di fare Il sorpasso, che nel frattempo era diventato un robusto trattamento di trenta cartelle intitolato Il diavolo, essendo la storia di un demone tentatore, perché gli ripugnava l’idea di interpretare un diavolo assassino, un personaggio che fosse la causa e l’origine della morte di un altro. Dino De Laurentiis, il quale aveva comperato la mia storia – e io, provammo in tutti i modi a convincerlo: non ci fu verso. (…) L’amore che portavo al film di cui ero stato appena derubato mi fece convincere Dino Risi, il quale in un primo tempo non se l’era sentita nemmeno lui, di girare il finale previsto, lo schianto. Che sorpasso era senza l’ultimo sorpasso? Senza di esso il film non aveva nessun senso. Nessuno. Insomma, sono in grado di affermare che Il sorpasso è mio dall’inizio alla fine. (…) Se un giorno, che ne so, per una tesi universitaria, qualcuno si mettesse a studiare, a risunteggiare e a riscalettare molti dei miei copioni si imbatterà nell’evidenza che ci sono un sacco di piccoli e grandi sorpassi dentro le mie storie.
Rodolfo Sonego intervistato da Tatti Sanguineti, 25.04.2000