[FILM]
Sog.: dal racconto Au bord du lit (1883) di Guy de Maupassant. Scen.: Suso Cecchi d’Amico, Luchino Visconti. F.: Giuseppe Rotunno. M.: Mario Serandrei. Scgf.: Mario Garbuglia. Mus.: Nino Rota. Int.: Romy Schneider (Pupe), Tomas Milian (conte Ottavio), Romolo Valli (avvocato Zacchi), Paolo Stoppa (avvocato Alcamo). Prod.: Carlo Ponti, Tonino Cervi per Cineriz, Concordia Compagnia Cinematografica, Francinex, Gray-Film. DCP. Col.
Storico delle edizioni
Caro di Carlo,
come lei sa i produttori lasciarono gli autori completamente liberi di scegliere i soggetti dei loro ‘episodi’ e nessuno sapeva che cosa aveva in mente l’altro. Per me non poteva darsi situazione peggiore.
Per fortuna venni a sapere l’argomento scelto da Monicelli per il suo sketch (alla cui sceneggiatura ho poi collaborato) e mi venne in mente di suggerire a Visconti una interpretazione moderna di un racconto di Maupassant, Au bord du lit, perché mi sembrò che le storie delle due coppie milanesi, quella cioè degli operai di Monicelli e quella dei nobili di Visconti, potessero stare molto bene insieme, o meglio a contrasto.
Tutto qui. Almeno per quanto riguarda la ‘nascita’ dello sketch di Visconti.
Quanto alla sceneggiatura c’è stato prima un brillante dialogo scritto da Roussin. Ma se è vero, come le ho detto, che lo spunto dello sketch lo avevamo rubato da un racconto di Maupassant, l’intenzione di Visconti e mia era quella di servirci della situazione dei personaggi di Maupassant per fare la satira di due personaggi di un ambiente italiano ben preciso. Per questo abbiamo scritto una nuova versione, che è quella che Visconti ha realizzato e che ora le mando.
Suso Cecchi d’Amico
Boccaccio ’70 di De Sica, Fellini, Monicelli, Visconti, a cura di Carlo di Carlo e Gaio Fratini, Cappelli, Bologna 1962
Crediti di restauro
per concessione di Surf Film
Restaurato nel 2014 da CSC – Cineteca Nazionale presso il laboratorio Cinecittà Deluxe con il sostegno di Dolce & Gabbana, a partire dal negativo originale messo a disposizione da Surf Film e Video 2/Rti
L’episodio Il lavoro di Boccaccio ’70 mi piace molto. Credo che sia lo schizzo del carattere di unadonna moderna come ne conosco tante, soprattutto nella società milanese, una donna moderna che dà veramente molta importanza a tutto ciò che è il denaro, il lusso, l’automobile, la loggia alla Scala, e tutte queste cose, e non dà peso alle cose veramente importanti. Mi è stato rimproverato il momento di emozione che essa ha verso la fine. Credo che sia conseguente, dato il personaggio. Il momento in cui si sente quasi offesa dal fatto che suo marito la paghi è un momento di pietà verso se stessa e non verso la situazione generale, di cui non capisce niente. È come i personaggi di Čechov nel Giardino dei ciliegi, lasciano vendere il giardino e i ciliegi senza rendersi conto che si tratta del crollo, il crollo di un ambiente, di una società e non di un personaggio soltanto. In due parole è la giocosa vendetta morale da parte di una giovane moglie innamorata e tradita in seguito a costosissime ‘azioni’ acquistate dal marito alla Borsa sessuologica. Le sale, i divani coperti di velluto color tortora, la biblioteca che è autentica quercia francese del Settecento, i quadri astratti di Domietta Hercolani, tutto quello che la macchina da presa di Rotunno inquadra rappresenta il mondo in cui si muovono i personaggi della vicenda, un mondo prezioso e freddo, privato di quell’anima che Tomas Milian e Romy Schneider inseguono e non riescono mai a impegnare.
Luchino Visconti, “Filmcritica”, n. 159-160, agosto-settembre 1965
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Restaurato nel 2014 da CSC – Cineteca Nazionale presso il laboratorio Cinecittà Deluxe con il sostegno di Dolce & Gabbana, a partire dal negativo originale messo a disposizione da Surf Film e Video 2/Rti