[FILM]
R., Sc. e M.: Julien Duvivier. F.: Gaston Aron, Julien Duvivier. In.: Camille Bert (Bill Stanley), Séverin-Mars (Landry Smith), Jean Lorette (Jean Didier), Pierre Laurel (Pierre Didier), Susy Lile (Minie Destrat), Yvonne Brionne (Kate Lockwood). P.: Burdigala Film (Julien Duvivier). L.: 1551 m., D.: 83’ a 16 f/s.
“Il giovane cineasta inesperto di 23 anni che realizzò Haceldama nel 1919, con una équipe tecnica ridotta al minimo, nella quale lui stesso svolgeva tutti i compiti principali […], sembra conoscere quasi tutto di un mestiere che fino ad allora non aveva avuto modo di esercitare se non da lontano. […] Haceldama non ha, in tutti i casi, più nulla della teatralità che aveva caratterizzato il cinema primitivo francese, terminato con la prima guerra mondiale. Ciò che è più straordinario, in Haceldama, è lo scorrere parallelo delle trame operato grazie a un montaggio che passa da una vicenda all’altra, a volte intrecciandole perché i personaggi possano reincontrarsi, con una fluidità e una libertà straordinarie perché prive di un metodo sistematico. […] L’originalità stilistica di Haceldama, più che l’elaborazione di un soggetto carico di convenzioni, è la prova che il giovane Duvivier è già in grado di offrire allo spettatore una drammaturgia ricca e tesa, il ritmo incisivo di un inventivo montaggio, che sollecita un’attenzione permanente su personaggi costantemente accerchiati. Tutte qualità che, lungo una carriera che terminerà quarantotto anni più tardi, Julien Duvivier non terminerà mai di coltivare, film dopo film, senza mai pretendere di essere un autore, ma con la passione per il proprio mestiere. […] Duvivier è uno dei rari autori francesi, con Jean Renoir e René Clair, ad aver sviluppato la sua carriera lungo il periodo del muto e del sonoro con risultati incontestabili; ma nel muto Duvivier ha realizzato tre volte più film di Renoir (più giovane) e di Clair che è un po’ il fratello maggiore (di due anni). Duvivier ha perfettamente assimilato il difficile passaggio al sonoro, attraversando con successo le differenti fasi di sviluppo del cinema francese fino alla Nouvelle Vague. Con l’emergere di quest’ultima, alla fine degli anni cinquanta, la sua popolarità è tramontata, complice la critica, spesso negativa, che ha accompagnato l’uscita dei suoi film”.
Hubert Niogret
Crediti di restauro
Il film è stato restaurato a partire dagli elementi conservati dalla Cinémathèque Française: un negativo originale su supporto nitrato parzialmente decomposto, e contenente parti duplicate in epoca muta, e di un duplicato su supporto di sicurezza di modesta qualità fotografica; le didascalie, assenti nel negativo, sono state ricostruite. I colori sono stati attribuiti seguendo le indicazioni del negativo.