[FILM]

FUNNY FACE

Cast and Credits

Tit. it.: “Cenerentola a Parigi”; Scen.: Leonard Gershe, dalla sua commedia musicale “Wedding Day”; F.: Ray June; M.: Frank Bracht; Scgf.: Hal Pereira, George W. Davis; Cost.: Edith Head, Hubert de Givenchy; Mu.: George Gershwin, Ira Gershwin, Adolph Deutsch, Roger Edens; Coreografie: Eugene Loring, Fred Astaire; Ass.R.: William McGarry; Effetti fotografici: Richard Avedon; Int.: Audrey Hepburn (Jo Stockton), Fred Astaire (Dick Avery), Kay Thompson (Maggie Prescott), Michel Auclair (prof. Emile Flostre), Robert Flemyng (Paul Duval), Dovima (Marion), Virginia Gibson (Babs), Sue England (Laura), Ruta Lee (Lettie), Jean Del Val (parrucchiere), Iphigenie Castiglioni (Armande), Alex Gerry (Dovitch), Suzy Parker, Sunny Harnett, Don Powell, Carole Eastman (ballerini); Prod.: Roger Edens per Paramount 35mm. D.: 103’. Col.

Storico delle edizioni

Scheda Film

“If you can cook/the way you look/ I’ll cross the ocean just to have you by my side…”: irresistibile. Funny Face è una produzione complicata, nasce da negoziazioni non facili tra MGM (che aveva Donen), Warner (che aveva le canzoni) e Paramount (che aveva Hepburn e Astaire), ma quando infine i nodi contrattuali hollywoodiani si sciolgono, quel che ne risulta è un capolavoro. Audrey Hepburn, prima nei suoi piatti vestitini grigi da libraia intellettuale del Village, poi nella sinuosa haute couture Givenchy, è un segno grafico che attraversa il film con iperurania eleganza.
Come altre volte (nell’incipit di Sabrina, in Arianna, in Sciarada, in Come rubare un milione di dollari), Parigi è la città che l’avvolge come un morbido scialle di seta. Ci si prende gioco, con monellesca grana grossa americana, dell’esistenzialismo (qui empaticalismo) e di Sartre: ma pazienza, se in cambio abbiamo Audrey-Musidora che, tutta in nero, danza filiformi geometrie sui tavoli d’una cave naturalmente fumosa. Fuori, Parigi (Bonjour, Paris!) ci riempie sguardo e polmoni con un plein-air che Donen fa scivolare dal turistico all’onirico, e la fantasia romantica ci trascina in un turbine di sequenze musicali intimiste e gershwiniane, una più bella dell’altra: i numeri Let’s kiss and make-up, He loves and she loves e Funny Face (“allegoria dell’arte fotografica e del colpo di fulmine”, Gerard Légrand) restano tra le punte somme dell’intera storia del musical. Il fotografo Fred Astaire s’ispira a Richard Avedon (che fu consulente al colore del film), la caustica fashion editor Kay Thompson secondo alcuni citava Diane Vreeland di Vogue, secondo altri Carmel Snow di Harper’s. Hepburn (questo è l’unico film in cui canti con la sua voce) come sempre s’ispira solo a se stessa: e Stanley Donen è, con Wilder ed Edwards, il regista che meglio ha saputo costruire mondi intorno alla sua sunny funny face.

Edizione2010
Versione del filmVersione inglese con sottotitoli francesi
SezioneCANTANDO A HOLLYWOOD: INCONTRO CON STANLEY DONEN

Scheda Film

Un brutto anatroccolo (Audrey Hepburn) si trasforma in cigno; il mondo artificiale della moda americana serve da sfondo. Sul piano del colore, questa commedia musicale è forse a tutt’oggi il film americano più originale: ci sono immagini sorprendenti e senza precedenti. Chissà cosa penseranno i francesi della caricatura a cui sono sottoposti, ma questo è un altro problema. Se però preferite i film dove ci sono canzoni e danze a quelli che ne sono privi, dovete vedere Funny Face.
Herman G. Weinberg, in “Cahiers du cinéma”, 76, 1957

Copia proveniente da
Edizione2004
Versione del filmVersione inglese
SezioneFormati d’autore: 70mm, VistaVision, CinemaScope