[FILM]

FORTY GUNS

Cast and Credits

Scen.: Samuel Fuller F.: Joseph Biroc. M.: Gene Fowler Jr. Scgf.: John Mansbridge. Mus.: Harry Sukman, Audray Granville. Int.: Barbara Stanwyck (Jessica Drummond), Barry Sullivan (Griff Bonnell), Dean Jagger (Ned Logan), John Ericson (Brockie Drummond), Gene Barry (Wes Bonnell), Robert Dix (Chico Bonnell), Jidge Carroll (Barney Cashman), Paul Dubov (Judge Marcy). Prod.: Samuel Fuller per Globe Enterprises, Inc. 35mm. D.: 80’. Bn.

Storico delle edizioni

Scheda Film

Anche se le restavano altri tre film da interpretare, Forty Guns, che uscì l’anno in cui lei ne compiva cinquanta, è il canto del cigno di Barbara Stanwyck come star a pieno titolo. Giustamente è un western, genere che adorava; nessun’altra attrice può vantarne tanti in carriera. (Sarebbe stata poi la matriarca nel televisivo La grande vallata, 1965-69). Sam Fuller, che apprezzava e capiva il fascino di Stanwyck, scrisse per lei il magnifico ruolo della potente ranchera Jessica Drummond, tanto più interessante perché il personaggio è sia l’oggetto del desiderio sia l’antagonista di Barry Sullivan, eroe che deve riportare l’ordine in città. In un film che si srotola in lunghe sinuose carrellate, Fuller inquadra la minuta figura di Stanwyck in modo da farle dominare il vasto spazio circostante. Le offre inoltre la sua definitiva entrata in scena da diva, al galoppo attraverso il CinemaScope su un bianco destriero, tutta vestita di nero, dietro di lei un’armata di quaranta uomini al suo servizio – mentre una ballata la evoca in termini mitologici, “la fiera amazzone con la frusta”, colei che “comanda e gli uomini obbediscono”, e “la donna che tutti gli uomini desiderano”. Tutto questo resta vero – come è sempre stato nel corso della sua carriera – anche quando umilia e sminuisce i suoi sottoposti, e mostra il lato crudele di una personalità forte disgustata dalla debolezza altrui. Stanwyck padroneggia con imperturbabile maturità tanto gli sfrontati doppi sensi del dialogo quanto la parata di guai che Jessica deve affrontare: un fratello buono a nulla, un pistolero che smania d’amore non corrisposto, problemi di soldi, un tornado, e un cavallo che la trascina per il deserto, il piede impigliato nella staffa. (Stanwyck girò la scena senza controfigura, per due volte, emulando Pearl White, sua eroina giovanile nel serial The Perils of Pauline). Il cuore del film è una scena tranquilla, in cui Jessica racconta la storia della sua vita con quella voce roca e striata di nicotina, lasciando che la tenerezza traspaia oltre la postura d’acciaio. Forse, qui, stiamo guardando la vera Stanwyck svelare il segreto d’una padronanza di sé, duramente conquistata, che le ha permesso di guardare in faccia la vita senza paura.

Imogen Sara Smith

Copia proveniente da
Per concessione di
Edizione2026
Versione del filmVersione inglese
SezioneBarbara Stanwyck, tutto quel che desideri
Proiezioni
25 JUNE 2026[22:00]
Cinema Modernissimo

Scheda Film

In Fuller e altri importanti registi dell’epoca, come Nicholas Ray, l’orizzontalità impronta l’immagine. Apre il vecchio spazio che era ancora orientato nel senso della scena, visto che si girava negli studios. Diventa linea di fuga in cui vanno smarriti azione e caratteri. In questo film Fuller riesce persino a trasferire una spirale in orizzontale, trasforma l’interno di una canna di un fucile puntato in un cannocchiale. I cambiamenti di cui parlano questi film sono strettamente correlati con le nuove dimensioni dell’immagine. Solo per il fatto che lo schermo adesso appare come un parabrezza lo spettatore ha una diversa percezione del movimento al cinema. L’eroe dei western di Fuller non cavalca mai un ronzino. Attraversa la regione guidando in posizione pressoché fetale un carro. […] Il film è una sorta di storia negativa della creazione, una genesi distopica, il mito di una decadenza. Il filosofo Gilles Deleuze afferma che il cinema americano per lungo tempo non ha fatto che girare in molteplici varianti un unico film, la nascita di una nazione e di una civiltà. Con Fuller tutto questo finisce. Forty Guns è una pietra miliare.
Frieda Grafe, in Luce negli occhi, colori nella mente, Cineteca di Bologna/Le Mani 2002

Copia proveniente da
Edizione2004
Versione del filmVersione inglese
SezioneFormati d’autore: 70mm, VistaVision, CinemaScope