[FILM]

EXCURSION AUX CHUTES DU NIAGARA

Cast and Credits

P.: Pathé Frères. L.: 100m, D.: 5’, col., pochoir, 35mm

Storico delle edizioni

Edizione2013
SezioneCento anni fa

Scheda Film

Nel 1906 la Pathé Frères conosce uno straordinario sviluppo, producendo 236 film di tutti i generi, con qualche significativo distinguo. Le scene a soggetto drammatico passano a 42 dalle 18 dell’anno precedente, mentre le scènes comiques raggiungono la cifra record di 126. Charles Pathé ha già in animo il servizio di noleggio che lancerà nel 1907, sull’esempio degli americani. A Parigi e in provincia nascono velocemente sale fisse, che fungono da richiamo per nuovi spettatori provenienti all’inizio dalla classe media, quindi dalla grande borghesia. Il fiorire degli esercizi prenderà progressivamente piede estendendosi anche agli altri Paesi. Naturalmente, il metraggio dei film è destinato ad aumentare sempre più, benché anche negli anni precedenti si fossero visti titoli piuttosto lunghi, come i famosi Au pays noir e La poule aux oeufs d’or. Questo programma, assieme al programma della Lobster Film, offre una buona rappresentazione dell’attività della Pathé nel 1906.

Henri Bousquet

 

Vie et Passion de Notre Seigneur Jésus Christ fu prodotto dalla società Pathé Frères tra la fine del 1906 e i primi mesi del 1907. Realizzato da Lucien Nonguet con la supervisione di Ferdinand Zecca – i migliori talenti di casa Pathé -si avvale degli effetti fotografici di Segundo de Chomón ed è diviso in quattro parti: Naissance de Jésus, Enfance de Jésus, Miracles et Vie Publique, Passion et Mort. Di particolare fascino e prestigio produttivo l’uso del colore. Il procedimento Pathécolor, che stendeva automaticamente sulla pellicola positiva il colore attraverso l’uso di speciali matrici. permise risultati di straordinaria precisione.

 

Copia proveniente da
Edizione2006
Versione del filmDidascalie spagnole
SezioneCento anni fa

Scheda Film

Escursioni e viaggi

Con inquietante frequenza, accanto alle più tipiche “prises de vue” filmate nei più diversi angoli del mondo, dalle vicine Parigi o Roma fino all’Estremo Oriente, più facilmente riconducibili ad un genere dalle caratteristiche e dai meccanismi chiari, compaiono film che hanno un andamento differente, escursioni più che viaggi, magari mediati da “turisti” che conducono narrativamente una suggestione di trama, o tali per lo stesso contenuto (fiumi o luoghi ben noti e prossimi). Accorgimenti narrativi o strutture di un genere con proprie caratteristiche?

E questa strana sovrabbondanza di fiumi, indica un “topos” della rappresentazione oppure, più semplicemente, un’occasione di sfruttare il “travelling” naturale, il riflesso dell’acqua sul quale giocare – come spesso accade – con il pochoir continuamente raddoppiato? O piuttosto il fiume come uno dei luoghi tipici dell’escursione famigliare, domenicale, con barca a remi o battello, come luogo di una esperienza privata, forse abituale (o abitualmente sognata) ad un pubblico al quale da pochi anni – in realtà – è data la possibilità di fuggire la città, in treno, in tram, in bicicletta o in battello?

Robert Desnos sul documentario

“Il cinema fu una delle prime forme d’espressione della poesia meccanica. Tutto ciò che l’ammirevole Musée des Arts et Métiers ci mostra allo stato catalettico, nei documentari quali La Scierie en Suède o La Fromagerie d’Auvergne si rivela animato di un movimento misterioso, tanto più quando in questi film il fine non appare scoperto. Andirivieni monotono e fantastico dei pistoni, movimento delle bielle, rivoluzione delle ruote e dei volani, da tutto ciò nacque un nuovo senso del mistero: da tale mistero restano ampiamente esclusi quelli che oggi pretendono di scoprire la bellezza meccanica. Mi dispiace sempre ritrovare in un film (come quelli di Jean Epstein, per esempio) la volgarizzazione di questi spettacoli che un tempo erano disprezzati proprio da coloro che oggi ne fanno uso. Ma il cinema documentario non si è limitato a registrare il movimento moderno delle macchine. Infatti, i fratelli Lumière cinematografarono l’arrivo del treno in stazione, quindi essi stessi o i loro allievi salirono sul treno, guardarono dal finestrino e presero a cogliere lo scorrimento circolare del panorama. Così avemmo i film di viaggio. Di lì passò l’universo. Dalle Chutes du Niagara alle Jungles du Zambèze, alle Cimes de l’Himalaya, lo spettatore sedentario da prima portò in giro i suoi desideri poi la sua indifferenza. Forse è giusto dire che il cinema, insomma, ha ucciso il colore locale. Film rurali, film esotici, film storici, ormai lo spettatore non trova più interesse nel pittoresco materiale. Che prenda la nave di persona: all’imbarcadero non si sentirà spaesato. Certi usi e costumi non sorprenderanno la sua immaginazione esattamente documentata.

Generatore di delusioni, il cinema, dopo aver calato il suo sguardo freddo dentro i vulcani, si addentra adesso nei tradizionali covi del sogno. Il Vieux-Colombier proietterà uno splendido film sulle profondità marine. Subito dopo, probabilmente ci presenterà un film senza precedenti, dedicato alle stelle. Forse questa volta si lascerà vincere dall’immaginazione? –

L’immaginazione che non conosce né la barriere liquida delle grandi fosse oceaniche né lo spazio invalicabile dell’etere. E qui almeno il confronto si rivolverà sempre a favore dello spirito”. (Robert Desons, Journal littéraire, 9 maggio 1925)

 

Copia proveniente da
Edizione1995
Versione del filmDidascalie spagnole
SezioneLa nuova immagine del Mondo