[FILM]
Sog.: dalla pièce Il était une fois… (1932) di Francis de Croisset. Scen.: Gösta Stevens. F.: Åke Dahlquist. M.: Oscar Rosander. Scgf.: Arne Åkermark. Mus.: Eric Bengtson. Int.: Ingrid Bergman (Anna Holm/Anna Paulsson), Tore Svennberg (console Barring), Anders Henrikson (dottor Allan Wegert), Georg Rydeberg (Torsten Barring), Gunnar Sjöberg (Harald Berg), Hilda Borgström (Emma), Gösta Cederlund (Severin). Prod.: AB Svensk Filmindustri. 35mm. Bn.
Storico delle edizioni
Negli anni Trenta Molander si affermò come il miglior regista svedese, e certamente come il più prolifico. Prima della fine del decennio aveva diretto ventitré lungometraggi e versioni svedesi di coproduzioni scandinave. I sei film girati tra il 1936 e il 1939 con Ingrid Bergman protagonista lanciarono l’attrice verso la fama internazionale. Il migliore è probabilmente En kvinnas ansikte in cui interpreta una donna sfigurata a capo di una gang di ricattatori. La prima apparizione del personaggio avviene fuori campo, sotto forma di voce e ombra. Quando finalmente si mostra in volto l’effetto è sconvolgente, come lo è il ‘trauma’ di scoprire la Bergman in un ruolo da cattiva. Il personaggio non è tuttavia dissimile dai molti che l’attrice interpretava in quegli anni: una donna con segreti inconfessabili che si sente fuori posto e cela ricordi di un passato cui è difficile, se non impossibile, sfuggire.
Il film fu girato parzialmente in esterni a Rämshyttan, nella Svezia centrale, compresa una spettacolare corsa notturna su un lago ghiacciato con una slitta trainata da cavalli. Poco più di un decennio prima era stata Greta Garbo, altra attrice svedese in procinto di spiccare il volo verso Hollywood e la celebrità, a trovarsi seduta in una slitta durante una corsa disperata sul ghiaccio in Gösta Berlings saga (1924) di Mauritz Stiller. Tra gli altri rimandi al cinema muto svedese figurano le interpretazioni di Tore Svennberg e Hilda Borgström, entrambi in Il carretto fantasma (1921) di Victor Sjöström e in molti altri classici.
En kvinnas ansikte, tratto da una pièce del francese François Wiener (nome d’arte Francis de Croisset), venne rifatto dalla MGM nel 1941 con il titolo A Woman’s Face (Volto di donna), questa volta diretto da George Cukor, con Joan Crawford nel ruolo che era stato di Ingrid Bergman.
Jon Wengström
per concessione di SF Studios.
<!--
@page { margin: 2cm }
P { margin-bottom: 0.21cm }
-->
Nei panni della leader sfigurata di una gang di ricattatori Ingrid Bergman sfodera probabilmente la migliore performance della sua carriera pre-Hollywood. Presentata inizialmente fuori campo, attraverso la voce e l’ombra, il sussulto che accompagna la visione del suo volto sullo schermo va di pari passo con lo shock di scoprirla in un ruolo da cattiva. Ma il personaggio non è diverso dai tanti interpretati in quegli anni: ancora una volta una donna in fuga dal passato che si confronta con ambienti e situazioni in cui si sente fuori posto, perseguitata da ricordi cui è difficile, se non impossibile, sottrarsi.
En kvinnas ansikte, sublime esempio della professionalità dell’industria cinematografica svedese degli anni Trenta, è anche il miglior film di quegli anni anni firmato da Gustaf Molander e dal direttore della fotografia Åke Dahlqvist, che spesso collaboravano negli studios dell’AB Svensk Filmindustri di Råsunda. Il film fu in parte girato a Rämshyttan, nella Svezia centrale, compresa la spettacolare corsa della carrozza trainata da cavalli su un lago ghiacciato. Erano passati poco più di dieci anni dalla disperata corsa in slitta di Greta Garbo, altra attrice svedese alla soglia della celebrità hollywoodiana, in La leggenda di Gösta Berling (1924) di Mauritz Stiller. Altri richiami agli anni d’oro del muto svedese sono le interpretazioni di Tore Svennberg e Hilda Borgström, che ricordiamo in Il carretto fantasma (1921) di Victor Sjöström e in tanti altri classici.
Di En kvinnas ansikte, tratto da un’opera teatrale del francese Franz Wiener (anche noto come Francis de Croisset), la MGM produsse nel 1941 un remake intitolato A Woman’s Face diretto da George Cukor, con Joan Crawford nel ruolo che era stato di Ingrid Bergman.
Copia stampata nel 1969 a partire dai negativi camera e colonna originali