[FILM]
R.: Alfred Hitchcock. S.: da un lavoro teatrale di Ivor Novello e Costance Collier. Sc.: Eliot Stannard. F.: Claude L. McDonnell. In.: Ivor Novello (Roddy Berwick), Ben Webster (dr. Dowson), Robin Irvie (Tim Wakely), Sybil Rhoda (Sybil Wakely), Lilian Braitwaite (lady Berwick). P.: Michael Balcolm per la Gainsborough. 2378m. D.: 80’. 35mm.
Storico delle edizioni
Dopo il successo di The Lodger, la Gainsborough voleva vedere nuovamente riuniti Alfred Hitchcock e Ivor Novello. L’occasione si presenta con Down Hill, opera teatrale scritta da Novello e Constance Collier sotto lo pseudonimo di David L’Estrange. Downhill, uno dei film più cupi della prima produzione di Hitchcock, descrive la caduta in disgrazia di un giovane promettente, Roddy Berwick, e mette in campo tutta una serie di figure femminili rapaci e manipolatorie che si accaniscono sullo sfortunato giovane: la commessa della pasticceria accusa falsamente Roddy di averla sedotta; l’attrice egoista e mercenaria lo sposa per l’eredità e poi lo abbandona quando il denaro comincia a scarseggiare; la venale ‘Madame’ del locale notturno approfitta della sua povertà facendolo ballare per pochi soldi con donne attempate e sole. Si intuisce che l’opera teatrale riflette le esperienze dello stesso Novello, divo omosessuale oppresso dalle indesiderate attenzioni femminili. Lo si potrebbe addirittura annoverare tra le bionde hitchcockiane per come minacciato, vulnerabile e scrutato dallo sguardo feticista della macchina da presa. Capita spesso di vedere le eroine di Hitchcock in biancheria intima; qui vediamo Novello a torso nudo in una delle prime inquadrature del film. Più tardi, in una scena gloriosamente hitchcockiana, lo sorprendiamo nei panni di un gentiluomo in smoking, ma un carrello all’indietro lo trasforma in un cameriere che a sua volta si rivela essere un ladruncolo: capiamo infine che fa la comparsa in un musical, e lo vediamo sgambettare sul palcoscenico come una qualsiasi ballerina di fila. Chiaramente questa la sensazione che Hitchcock vuole produrre: un ragazzo maltrattato da donne perfide ci sconvolge più di una ragazza vittima di una analoga persecuzione maschile. Downhill un film sorprendentemente ricco e sottile, anche se in seguito Hitchcock lo denigrerà. In particolare, il regista giudica l’immagine dell’ascensore un simbolo alquanto goffo della caduta di Roddy, essa funziona bene nel contesto del cinema muto di quegli anni e viene richiamata dal cameo di Hitchcock che esce da un ascensore. Di grande effetto la scena in cui Roddy, in preda alle allucinazioni, crede di vedere suo padre e le sue tormentatrici. Memore delle luci che a teatro accompagnavano la comparsa dei fantasmi, Hitchcock volle che le scene del delirio fossero colorate di un verde livido per esprimere la nausea e il tumulto interiore del protagonista. Molti anni dopo avrebbe usato un espediente simile in Vertigo.
Il negativo originale di Downhill è andato perduto. Il restauro si è basato su due copie nitrato d’epoca conservate al BFI e all’EYE – Film Institute. Le copie conservavano il viraggio e l’imbibizione originali, rendendo possibile il restauro di quelle tonalità usate in maniera così espressiva. La riproduzione dei colori e dei viraggi di The Pleasure Garden, Downhill e The Lodger è stata fondamentale per il progetto di restauro del BFI. In assenza di sceneggiature o di altre fonti primarie, pare che questi siano gli unici film di Hitchcock a essere stati distribuiti nelle sale britanniche in copie imbibite e virate.
Crediti di restauro
Restaurato da BFI National Archive in associazionecon ITV Studios Global Entertainment e Park Circus Films.
Restauro finanziato da Simon W Hessel con Deluxe 142 e The Headley Trust.
“L’accoppiata Hitchcock-Novello parve così fruttuosa ai produttori che, l’anno seguente, la società Gainsborough affiderà a Hitchcock l’adattamento cinematografico di un lavoro teatrale scritto da Novello, Downhill (1927), nel quale il popolare attore interpreterà ovviamente la parte principale. Per i critici dell’epoca, fu una grande delusione. Il loro giudizio, obiettivamente, ci pare severo e ingiusto. Si direbbe che quei critici si fossero fatti un’idea sbagliata di Hitchcock (non sarà certo l’ultima volta!) e rimproverassero al regista di non confermarla. In effetti, rivisto oggi, Downhill rivela numerose qualità e nulla vieta di preferirlo a The Lodger.
Per prima cosa, occorre notare che il soggetto – qualunque sia il suo valore – non possiede nessun carattere poliziesco o angosciante. Dopo il successo di The Lodger, sarebbe stato facile per Hitchcock diventare uno specialista di questo genere. Preferì, invece, rivolgersi altrove. Sarà soprattutto il successo che lo indurrà in seguito a rintanarsi nelle storie poliziesche. Ma anche quando ha affrontato questo genere, Hitchcock ha sempre dimostrato una grande libertà. Downhill fu per lui, soprattutto, l’occasione di curare fino alla perfezione tre sequenze sfoggiando le sue doti di creatore di atmosfere, di osservatore satirico e di virtuoso della macchina da presa.
Il collegio, all’inizio del film, è di rara verità: la sequenza abbonda di notazioni divertenti o critiche. I profili dei professori, degli studenti, dei genitori, sono tracciati con mano sicura. Ma Hitchcock si rivela soprattutto un valente pittore delle turpitudini. A tale riguardo, la scena del locale notturno parigino presenta una galleria di ritratti d’una precisione e d’una crudeltà terrificanti: i volti di quelle donne appassite, dagli occhi avidi e le guanche flaccide, giustificano un termine come misoginia, così spesso richiamato a proposito di Hitchcock. Sono certamente queste le “femmine mostruose” che il protagonista di Shadow of a Doubt (1943) sopprimerà sistematicamente. Vedremo più avanti che la misoginia è solo apparente e trae origine da un’altissima concezione della donna.
Osserviamo infine che in Downhill interviene, per la prima volta, la nozione di itinerario: la ritroveremo di frequente”.
(Eric Rohmer e Claude Chabrol, Hitchcock, Venezia, Marsilio, 1986)
Crediti di restauro
Una splendida copia dai colori sgargianti, restaurata dal Nederlands Filmmuseum, ci permette di rivedere uno dei film meno noti e considerati dell’attività inglese di Hitch.