[FILM]
Sc.: Paul Wegener, Henrik Galeen. F.: Karl Freund, Kurt Richter. Scgf.: Hans Pölzig. C.: Rochus Gliese. In.: Paul Wegener (il Golem), Albert Steinrück (rabbino Low), Lyda Salmonova (figlia del rabbino), Hans Strum (Rudolph Hapsburg), Ernest Deutsch (l’assistente del rabbino), Lothar Müthel (Florian), Otto Gebühr (l’imperatore), Greta Schröder (la ragazza della rosa), Hans Sturn (il vecchio rabbino), Max Kronert (il servitore del tempio). P.: Projektions-AG Unic, Berlin.
L.: 1760m, D.: 73’. 35mm
Storico delle edizioni
Questa versione del Golem
Il film, maggior successo tedesco della stagione ’20-21, ottenne una vasta distribuzione internazionale, ma solo poche delle molte copie distribuite sono tutt’ora disponibili; ne esistono una ventina in vari archivi e tutte derivano da tre diverse matrici, nessuna delle quali completa.
Il recente ritrovamento presso la Cineteca Italiana dell’unica versione colorata sopravvissuta (5 imbibizioni), ha permesso di riavviare il progetto di restauro.
Il film presentato questa sera è il primo gradino del progetto di restauro avviato da Cineteca Italiana, Cineteca del Comune di Bologna e Münchner Filmmuseum Stadtmuseum, che proseguirà con la comparazione e la collazione dei vari materiali esistenti.
Il primo passo era evidentemente la duplicazione della versione italiana, che merita una particolare attenzione; infatti, oltre a presentare i cromatismi originali perfettamente conservati, questa si caratterizza una straordinaria qualità fotografica, che dà nuova profondità e ricchezza alle invenzioni scenografiche, restituendo nella sua qualità e brillantezza originale la fotografia e l’illuminazione, curatissime, che il film aveva in origine.
Il film
La leggenda del Golem ha avuto tre versioni cinematografiche all’epoca del muto: della prima, Der Golem (1914), soggetto e regia di Henrik Galeen, con Paul Wegener, giunta in Italia con il curioso titolo di Bug, l’uomo d’argilla, non restano che pochi metri. Quando erano ancora viventi, Galeen e Wegener, interrogati rispettivamente da Siegfried Kracauer e Carl Vincent, hanno entrambi escluso di aver concepito questo film, al quale Wegener aveva partecipato anche come sceneggiatore, in chiave espressionistica.
Nel 1917, Wegener affrontò di nuovo il tema, su sua sceneggiatura e interpretazione, in un altro film, anche questo andato perduto, intitolato Der Golem und die Tänzerin. La parte del colosso che si risveglia ad opera del rabbino Judah Loew Ben Bezahel per salvare il popolo ebraico, la sostenne Rochus Gliese, costumista del film, ma anche del precedente e poi della terza versione (1920), che è quella di cui oggi viene presentata la edizione restaurata (e nella quale Henrik Galeen, contrariamente a quanto affermato da vari storici, non risulta aver avuto qualche parte).
Il film – “immagine in cinque capitoli ispirati agli avvenimenti di una antica cronaca”, come recita il sottotitolo – è un caleidoscopio di luci ed ombre, di chiaroscuri e di mezzi toni, dove la dimora del rabbino dalle pareti a volte concave, a volte convesse, le bizzarre scale a chiocciola, le stradine del ghetto con le case sghembe, le finestre asimmetriche, i tetti allungati, sembrano annunziare Nosferatu.
Der Golem und wie er in die Welt kam ha però un suo fascino naif che lo distingue dalle altre opere dell’espressionismo e che gli procurò un successo eccezionale in tutto il mondo: ma se a New York venne proiettato per dieci mesi, in Italia uscì solo nel 1925 (Golem – come venne al mondo)”. (Vittorio Martinelli)
[…] Der Golem wie er in die Welt kam di Paul Wegener venne proiettato per la prima volta il 29 ottobre 1920 all’Ufa-Palast am Zoo di Berlino, ma era già il terzo film di Wegener sul tema “Golem”.
Il primo, girato nel 1914, fu Der Golem (prima rappresentazione: 15 gennaio 1915). Di questo film si sono conservate soltanto due inquadrature (nello Staatliche Filmarchiv della Repubblica Democratica Tedesca, ora Filmarchiv-Bundesarchiv). Entrambe sono colorate in rosso e appartengono ad una scena ambientata nella bottega di un fabbro dove il Golem manovra un mantice (una scena analoga compare anche nella versione del 1920). Le inquadrature mostrano Wegener in una maschera già quasi identica a quella del film del 1920. Questa maschera – le fattezze del Golem – fu realizzata nel 1914 dallo scultore Hans Belling, e Wegener la modificò appena nei tre film.
Il secondo, Der Golem unddie Tänzerin (trad. lett.: Il Golem e la ballerina; prima rappresentazione: 27 maggio 1917), porta il sottotitolo Ein heiteres Bild aus einer FilmFabrik (Un allegro quadretto da uno stabilimento cinematografico). Di questo secondo film sul Golem si è salvata solo una sceneggiatura (possediamo anche quella del primo Golem).
A giudicare da questa sceneggiatura, sembra si trattasse soprattutto di una satira e di una riflessione sullo stesso “fare cinema”. Paul Wegener vi appare sia nelle vesti dell’attore e regista Wegener sia del Golem; Lyda Salmonova interpreta il ruolo della ballerina Liduschka e al tempo stesso dell’attrice Lyda Salmonova, che compariva nel primo Golem. Paul Davidson, il direttore della Projektions-AG Union, e Rochus Gliese, il costumista di tutti e tre i film sul Golem, interpretano se stessi, e così via. In altre parole, una parte della scena cinematografica berlinese si diede appuntamento per questo film. L’opera conteneva evidentemente parti del primo Golem come film nel film.
Nel 1920 seguì il terzo film, Der Golem wie er in die Welt kam, prodotto come il precedente dalla Projektions-AG Unione distribuito dall’UFA.
Il 4 giugno 1931 ancora un altro film di Paul Wegener dal titolo Der Golem venne visionato dal Filmprüfstelle (l’ufficio preposto alla censura cinematografica) di Berlino (B 29156). Rispetto al film del 1920 era più corto di circa duecento metri. Di questa versione abbreviata esiste un visto di censura che è arrivato nel marzo di quest’anno al Münchner Filmmuseum dal Gosfilmofond di Mosca via Berlino Est.
Per ragioni di completezza, bisogna anche ricordare un singolare documento sul progetto di un’altra riduzione cinematografica del Golem di Wegener, questa volta sonora. Proviene dall’opera postuma di Kai Möller, amico e collega di recitazione di Wegener, conservata dalla cineteca di Berlino. Möller scrive in una nota che all’inizio degli anni ’30 ci sarebbero state trattative tra Wegener e la società Tobis per girare un remake del Golem del 1920 con il titolo Das steinerne Phantom (Il fantasma di pietra). Le trattative non sarebbero però andate in porto; l’argomento non sarebbe stato opportuno alla vigilia del regime nazista.
Ma torniamo al film del 1920, del resto l’unico che conosciamo. Secondo la pubblicità dell’UFA, Der Golem fu il maggior successo della stagione 1920/ 21. Fu anche uno dei pochi film tedeschi a risultare un successo di botteghino negli Stati Uniti (nel giugno del 1921). Già alla fine del 1920 il film veniva proiettato in Italia (con il titolo Bug, l’uomo di argilla), all’inizio del 1921 in Austria ed in molti altri paesi europei, e più tardi anche in Unione Sovietica (probabilmente nel 1922-23).
Del Golem dovrebbero comunque essere esistite molte copie di distribuzione, delle quali però è sopravvissuto ben poco: nelle varie cineteche si trovano circa 20 copie del film. In linea di massima, tutte queste copie si possono far risalire a tre diverse copie incomplete: russa, italiana, americana. Tutte le altre copie esistenti sono discendenti più tarde di queste tre.
Crediti di restauro
Per il restauro de Il Golem è stata utilizzata come copia base la versione del MoMA di New York, che è stata ritoccata con due inquadrature mancanti, sedici didascalie e sei inserti tratti dalla copia del Gosfilmofond di Mosca. Gli inserti e le didascalie originali presenti nella copia russa come flash-titles sono stati restaurati e nuovamente ripresi. Le restanti didascalie sono state recuperate utilizzando il testo del visto di censura.