[FILM]
35mm. L.o.: 1927m. L.: 1716 m D.: 85’ a 18 f/s. R.: F. W. Murnau. Sc.: Carl Meyer dal testo Die Sieger di Harriet Bloch. F.: Max Lutze. Scgf.: Heinrich Richter. In.: Erna Morena (Helene), Olaf Fönss (Dr. Eigil Boerne), Conrad Veidt (un pittore), Gudrun Brunn-Steffensen (Lily, una danzatrice), Clementine Plessner.
Storico delle edizioni
Tutto questo lungo film è intelligente. Le lezioni del cinema americano sono state adottate e assimilate. È piacevole vedere un film dove ci si è più preoccupati della linea generale e del ritmo che non del dettaglio inutile e grazioso. Sono stato colpito soprattutto dal senso del primo piano: non viene mai utilizzato invano, arriva sempre nel momento opportuno e in un movimento giusto. Olaf Fönss e Conrad Veidt sono interessanti ma fanno “teatro”. Ed Erna Morena è rimarchevole in una parte del film che costituisce d’altronde l’attrattiva dell’opera: nella campagna e sul mare si scatena una terribile tempesta e mentre l’uragano si abbatte sulla casa, la donna sola e tremante, sente tutt’un’altra tempesta, non meno violenta che si alza dentro di lei. È una sorta di monologo di trecento metri che ha un ammirevole vigore. Gli accessori (scenografie, mobili, indumenti, ecc.) sono precisi e vividi. Ed Erna Morena ha lo slancio inquietante che è necessario per condurci in questo quarto d’ora di turbamento, di ebbrezza nervosa, di semifollia.
(Louis Delluc, Cinéa-Ciné pour tous, 1921)
Questo dramma ci fa tornare alla mente le nostre migliori letture giovanili; ci suscita il ricordo di un dramma ibseniano messo in scena da Brahm, o di un’opera di Cechov realizzata da Stanislavskij. Sono rimandi obbligati. Che cosa lasciavano in noi quelle letture giovanili? Sensazioni musicali, il suono vago di una melodia bella e spontanea che sembrava sgorgare dal nostro intimo. E cosa rimane di tutto ciò in questo film? Qualcosa di prepotentemente musicale, l’immagine di un uomo e di una donna all’inizio del loro amore, seduti l’uno di fronte all’altra davanti a una tazza di tè, che respirano profondamente e dolcemente nell’aria mite della stanza illuminata da una lampada a gas, mentre fuori piove e soffia il vento; o il momento in cui lui, in seguito, le bacia la mano, e lei si abbandona tremante, allargando le braccia; oppure l’immagine dell’altra, della sposa abbandonata che, coricata sul divano a fiori, stanca, ammalata e triste per tutto ciò cui ha dovuto rinunciare, estrae da sotto il cuscino un ritaglio di giornale con un piccolo trafiletto sul marito. O ancora l’immagine del dottore che passa accanto al cieco urlandogli: “Ho ucciso tua moglie!” ma quello rimane fermo, con il volto irrigidito per il grande dolore, immobile. (…) La sceneggiatura scritta da Carl Mayer è l’opera di un poeta. (…) Incredibile come egli sappia procedere rapidamente, senza darsi pause; a volte gli bastano un paio di accenni, altre ha la capacità di soffermarsi, con ostinazione, come nella scena in cui le luci delle auto scivolano sull’asfalto bagnato di una grande città immersa nella notte o quando il mare è in tempesta. (…) La regia di Murnau? Parlando delle qualità del film pensavamo sempre alla sua regia… È tutto merito suo, e non c’è altro da aggiungere. Willy Haas, “Film-Kurier”, 14 dicembre 1920
Crediti di restauro
La copia positiva safety, proveniente dal Gosfilmofond, è giunta al Münchner Filmmuseum attorno alla fine degli anni Settanta, senza didascalie, che, non esistendo il visto di censura, sono state riscritte basandosi sul soggetto originale
“La regia di Murnau? Ne abbiamo già parlato quando dicemmo delle doti, anzi dei doni, di questo film per i quali, non c’è altro modo per dirlo, proviamo gratitudine. E tutto questo gli è dovuto, non occorre aggiungere altro. E l’interpretazione? Semplicemente perfetta. Si esita perfino a formulare, isolandolo dagli altri, il celebre nome di Olaf Fönss, tanto tutto è mirabile. Ma proprio in questo sta la sua arte magistrale: quel suo sapere – ancora una volta! – integrarsi con gli altri, e anzi portarli con il suo esempio trascinante allo stesso suo livello. Nessuna posa statuaria, nessun virtuosismo: e invece grande, semplice, persuasivo. Accanto a lui la stupenda Gudrun Brunn, capace di sorridere e di essere felice come non l’abbiamo veduta mai. E Conrad Veidt con sguardi per i quali non si può non pensare a un nuovo Parsifal. La prestazione più ingrata, più difficile e pertanto più magnifica l’ha fornita Erna Morena: per quattro tempi difilato stesa su un sofà, con quel suo modo di muovere la testa così colmo di tristezza, di un’infinita tristezza, con uno sguardo totalmente assente, sospirando impercettibilmente, bella come un fiore, una bellezza che fa pensare a Renoir. Provi qualcuna a imitarla. (Willy Haas, Film-Kurier, Nr. 277, 14.12.1920, in Wolfgang Jacobsen [et al.] (Hg.), Willy Haas. Der Kritiker als Mitproduzent. Texte zum Film 1920-1933, 1991)
Crediti di restauro
La copia positiva safety, proveniente dal Gosfilmofond, è giunta al Münchner Filmmuseum attorno alla fine degli anni Settanta, senza didascalie, che, non esistendo il visto di censura, sono state riscritte basandosi sul soggetto originale.