[FILM]

BLACKMAIL

Cast and Credits

S.: da un lavoro teatrale di Charles Bennett. Sc.:Charles Bennett, Benn W.Levy, Garnett Weston, Alfred Hitchcock. M.: Hubert Bath, Harry Stafford. In.: Anny Ondra, John longden, Donald Calthrop, Sara Allgood, Charles Paton, Sam Uvesey. P.: British Intemational Pìctures. D.: 73’. 35mm.

Storico delle edizioni

Scheda Film

La versione muta di Blackmail è uno dei migliori film britannici dei tardi anni Venti, se non il migliore in assoluto. Giratnel periodo di transizione al sonoro, fu commissionato sia come muto che come filmparzialmente sonoro con musica e alcune scene dialogate. Con straordinaria abilità (e nella prospettiva di costruirsi una solida carriera con l’avvento del nuovo mezzo), Hitchcock riuscì a produrre sia uno splendido muto sia un’innovativa versione sonora. Anzi, ovviò ai tanti ostacoli tecnici con soluzioni così inventive che il film sonoro ha finito per mettere in ombra la versione muta, di fatto migliore sotto molti aspetti. Come disse Hitchcock, “i film muti sono la forma più pura di cinema”. La versione muta contiene più inquadrature e più movimenti di macchina, e la fluidità del montaggio valorizza maggiormente la storia. Ogni scena è importante, ogni inquadratura aggiunge qualcosa all’atmosfera o fa avanzare la trama. Gli otto minuti iniziali sono un tour de force di montaggio in cui vediamo le fasi dell’arresto di un delinquente professionista, dalla cattura fino alla cella. Blackmail riassume tutti gli elementi stilistici e le tematiche che avrebbero contraddistinto Hitchcock, in particolare l’interesse per l’aggressione sessuale e la vulnerabilità femminile. Come nel successivo Sabotage (1936), vi appare una donna che l’amante poliziotto protegge dalla Legge. Come in altri film di Hitchcock, l’eroina entra in uno stato di confusione o di dissociazione in cui agisce in modomeccanico e apparentemente incontrollato: ritroveremo questa alterazione in Murder! (1930), in Sabotage e, più ambiguamente, in Vertigo (1958) e in Psycho (1960). Il giovane Michael Powell, all’epoca fotografo di  scena,  disse  di  essere  stato  lui a proporre  di eliminare  dalla sceneggiatura il terzo atto dell’opera teatrale originale, nel quale si apprendeva che non era stato commesso alcun omicidio, e di chiudere invece con una fuga sulla cupola della sala di lettura del British Museum. TheLodger e TheRing sono accomunati dall’ambientazione londinese, ma  questo è certamente il primo film a presentare il caratteristico gran finale alla Hitchcock.

 Il BFI National Archive conserva il negativo originale della versione muta, il quale ha però sofferto notevolmente delle ondulature derivanti dal fatto che un lato della pellicola si era ristretto più dell’altro. Le didascalie erano presenti per intero e sono state conservate nel nuovo master. Le dissolvenze,cruciali nel dipanarsi della storia, ove possibile sono state ricostruite a partire dalle due inquadrature distinte. Il risultato finale del restauro ha prodotto un film straordinariamente nitido che conserva l’essenza, la grana e la bellezza della fotografia originale.

Bryony Dixon

 

 

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Restaurato da BFI National Archive in associazione con Studiocanal. Restauro finanziato da The Hollywood Foreign Press Association, The Film Foundation con Deluxe 142, Pia Getty, Col & Karen Needham, Dr Mortimer & Theresa Sackler Foundation.

Edizione2013
Versione del filmDidascalie inglesi
SezioneI muti di Hitch

Scheda Film

Blackmail di Hitchcock è uno dei migliori, se non il migliore film inglese della fine degli anni ’20. Realizzato nel 1929, durante l’epoca di transizione al sonoro, il film fu commissionato muto, ma con una parte sonora contenente musiche e alcuni dialoghi.
Margaret Kennedy, nel suo articolo The Mechanical Muse, parla diquesta innovazione così difficile da gestire per i cineasti: “La scienza offriva un bambino prodigio, una specie di Mida o piccolo Ercole, a chiunque fosse in grado di improvvisare una culla abbastanza grande da contenerlo. Ma nessuna delle Arti voleva prendersi questa responsabilità. La gente di spettacolo, i produttori di divertimento, erano pronti ad accettarne la paternità e a pagarne le spese di mantenimento, ma non erano in grado di allevarlo. Né potevano fornire qualcosa che già non esistesse. Ed esisteva soltanto lo strumento. Nessuno sapeva come curarlo, nutrirlo e allevarlo… L’uomo delle caverne, il pastore, il contadino – ognuno aveva una propria idea, per quanto approssimativa e primitiva, di come dovesse essere un dipinto, una musica o un’opera teatrale per essere considerata soddisfacente. Lo stesso non si poteva dire dei primi produttori di film sonori. Loro non avevano idea di cosa fare, mentre il pubblico non aveva idea di cosa voleva vedere e sentire. Artisti e spettatori erano ugualmente imbarazzati”.
Poi entra in scena il (piuttosto) giovane Alfred Hitchcock, che riesce a produrre nello stesso tempo un film muto realizzato con grande abilità e una sua versione sonora, affrontando i notevoli ostacoli tecnici dovuti all’aggiunta dei dialoghi con un approccio talmente fantasioso e intelligente che il film diviene famoso proprio per questo aspetto della sua creazione, a scapito del pieno apprezzamento della sua qualità. Molti non conoscono affatto la versione muta di questo film, nonostante sia superiore a quella sonora sotto diversi aspetti. Come diceva lo stesso Hitchcock, “il muto era la forma più pura di cinema” e infatti la versione muta del film contiene più inquadrature e movimenti di macchina e attraverso la fluidità del montaggio risolve la narrazione con più stile. Ogni scena conta e ogni inquadratura arricchisce l’atmosfera o fa procedere la storia. La vicenda in sé è apparentemente semplice: una ragazza vivace fidanzata con un agente di polizia viene condotta da un artista nel suo studio e lo pugnala a morte quando lui cerca di violentarla. Le conseguenze si sviluppano con crescente tensione, finché Hitchcock dà il via alla prima delle scene di inseguimento a effetto che diverranno un suo marchio di fabbrica.
Il restauro di Blackmail è stato uno dei meno emozionanti nella storia degli archivi di cinema. Nessun pericolo di incendio di nitrati, nessuna audacia archivistica. Il negativo originale del film pervenne originariamente al BFI nel 1959 grazie al cordiale rapporto tra la società di produzione ed Ernest Lindgren. La British International avrebbe potuto benissimo sbarazzarsi della versione muta del film quando le sale cinematografiche passarono al sonoro nel 1930, ma non lo fece. Il negativo venne duplicato subito dopo l’acquisizione da parte dell’archivio, che ne creò una copia per la conservazione e unpositivo, in modo da evitare la perdita o il deterioramento del materiale. Nel 1990 è stato realizzato un nuovo duplicato dal quale è stata tratta questa copia. Il film era in buono stato nel ’29 e nel ’59 e lo è altrettanto adesso. Non possiamo fare a meno di pensare che il super-efficiente Mister Hitchcock avrebbe approvato la cosa.

Bryony Dixon, BFI National Archive

Comporre per Hitch
Nonostante Hitchcock abbia lavorato, nel corso della sua carriera sonora, con numerosi compositori, credo che abbia senso parlare di una “colonna sonora per Hitchcock”. È una musica fortemente influenzata dalle tonalità di Bernard Herrmann e Miklós Rózsa, un compendio di motivi capaci di suscitare tensione ed emozione e che si librano romantici nelle scene d’amore, suggerendo tra le righe che forse non ci sarà un lieto fine. Questo era il mio bagaglio quando ho intrapreso la composizione dell’accompagnamento musicale per Blackmail, che mi ha divertito più di qualsiasi altro mio precedente lavoro.
Ciò è dovuto a molteplici fattori. Timothy Brock è il collaboratore che ho sempre sognato e una gran parte del successo di questo accompagnamento si deve alla sua straordinaria abilità musicale e al suo entusiasmo. Non avevo mai composto un accompagnamento per orchestra sinfonica e anche se l’impresa mi intimidiva, si trattava di un’opportunità appassionante. A mio parere la versione muta di Blackmail è il più bel film del cinema muto inglese, un’opera matura, adulta, un’esperienza più gratificante del suo equivalente sonoro – il che è comprensibile, visto che nel 1929 Hitchcock era un maestro della tecnica del cinema muto. Il sonoro lo rese un pioniere, quantunque estremamente dotato, nel nuovo medium dalle colonne sonore sibilanti e dagli accenti impeccabili. Blackmail è anche una grande opera d’arte in generale e questo costituisce l’aspetto più attraente e al tempo stesso spaventoso, del mio tentativo di dotarlo di un accompagnamento musicale.
Il film è completamente immerso nell’atmosfera di Londra, mia città natale, ed è pieno di atteggiamenti tipicamente britannici (più precisamente inglesi), alcuni dei quali particolarmente eccentrici, e di tutte le stranezze in mezzo alle quali sono cresciuto e che riconosco. Lo stesso Hitchcock rappresenta un insieme di atteggiamenti da buon cattolico nei confronti del peccato (colpa e castigo) e da buon londinese nei confronti del crimine (nascosta ammirazione per chi lo pratica con naturalezza e chiaro piacere per chi la fa franca con eleganza). E Blackmail, a quel punto della sua carriera, era un’affermazione definitiva del suo carattere. I requisiti musicali del film risultavano ovvi grazie alla magistrale orchestrazione dell’azione. Come Hitchcock, mi sono innamorato di Anny Ondra e ho cercato di rendere la musica complice della sua seduzione (è quel bel vestito che la mette nei guai e nella mia partitura, quando lo indossa, diventa una Cenerentola inconsapevole del fatto che il Principe Azzurro sta per violentarla). Ho cercato anche di trasmettere l’amore di Hitchcock per Londra e tutti i suoi abitanti, a eccezione dei poliziotti.
Per la prima volta in vita mia, mi sono trovato nella stessa situazione privilegiata dei miei compositori preferiti. Ho avuto la possibilità di lavorare con il miglior regista del settore a un classico accompagnamento orchestrale romantico, nella tradizione di un tempo, in cui le tonalità raramente intervengono in chiavi maggiori o minori pure, ma indugiano tra le due, rispecchiando le incerte scelte morali dei personaggi (sempre molto umane). Così come Blackmail si compiace nel descrivere le zone grigie del comportamento umano, l’accompagnamento musicale cerca di alludere allo stesso modo ai toni del grigio. La musica è stata composta attraverso un duro lavoro, ma con grande divertimento, grazie soprattutto all’attenzione, alla pazienza e all’energia del Maestro Brock, ma anche dei giganti sulle cui spalle mi sono appoggiato. Hitchcock, Herrmann, Rozsa e Waxman avevano già fatto tutto ed era tutta la vita che li ascoltavo.
Sono immensamente grato al festival per avermi dato questa magnifica opportunità per i miei cinquant’anni e, nello stesso tempo, di aver reso Blackmail il primo film muto inglese ad avere un nuovo accompagnamento per orchestra dai tempi dell’avvento del sonoro.

Neil Brand

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Partitura Originale Composta Da Neil Brand E Orchestrata Da Timothy Brock

Edizione2008
Versione del filmDidascalie Inglesi
SezioneRitrovati e Restaurati

Scheda Film

Esemplare per la complessità dei casi che costellano il passaggio dal muto al sonoro, Blackmail, girato muto, rigirato sonoro, distribuito sonoro, distribuito muto, la cui versione muta è piena di inquadrature tratte da quella sonora e viceversa, viene finalmente mostrato in Italia nella sua versione muta, che non è certo più originale di quella sonora. È semplicemente un altro film, da aggiungere alla filmografia di Alfred Hitchcock.

“Tutti conoscono le vicende produttive di Blackmail, soprattutto attraverso le testimonianze dello stesso Hitchcock. Il film era nato per essere muto e così fu; successivamente, quando la conversione al sonoro della cinematografia britannica prese piede, si decise di rifare l’ultimo rullo con i dialoghi; ma Hitchcock, che già l’aveva previsto, aveva fatto i suoi piani in anticipo. Avendo conservato molti degli scenari, riuscì a girare di nuovo con i dialoghi molte più scene di quante se ne aspettasse il produttore. Blackmail poté così essere presentato nel giugno del 1929 come “il primo lungometraggio completamente parlato realizzato in Gran Bretagna”. La sua accoglienza, sia di critica che di pubblico, fu trionfale. Due mesi più tardi uscì una seconda versione di Blackmail, muta e con didascalie, per quelle sale che ancora non si erano convertite al sonoro. […] Le due versioni di Blackmail, muta e sonora, costituiscono un caso da studiare, certamente affascinante e forse unico. […] Blackrnail appartiene a una categoria a parte, in quanto, ricapitolando, venne nell’ordine: (1) girato muto; (2) rigirato con i dialoghi, che non riguardavano soltanto l’ultima parte; (3) editato come film sonoro; (4) editato come film muto. La versione sonora include alcune riprese di quella muta, così come la versione muta include alcune riprese di quella sonora. […]

Ci sono altre sequenze, che appartengono chiaramente alla seconda fase di riprese (quella “sonora”), e che sono state utilizzate, debitamente montate con le didascalie, nella versione muta. (Ciò che non è facile sapere è se queste scene ne abbiano sostituite altre girate in precedenza, o se Hitchcock abbia lasciato le riprese mute incomplete sapendo che il materiale delle e successive riprese sonore avrebbe colmato le lacune in maniera soddisfacente).

Entrambi i film, quindi, ci appaiono come ibridi, con una sorta di continuo bricolage tra una versione e l’altra. Confrontando le due versioni scena per scena, si registra una serie di variazioni per cui, a seconda dei casi: (a) entrambe le versioni utilizzano scene ‘mute”; (b) entrambe le versioni utilizzano scene “sonore”; (c) materiali muti e sonori sono montati assieme in una stessa scena; (d) le due versioni utilizzano scene completamente diverse. Il Times (14/8/1929) utilizza la première della versione muta di Blackmail come pretesto per un solenne editoriale anti-sonoro. Di Blackmail si dice che “il confronto risulta nettamente favorevole alla versione muta”. Tuttavia, il “coltello” ed altri effetti simili (il campanello che suona subito dopo) riconciliarono i critici e perfino l’intellighenzia della Film Society col sonoro, anche perché il successo commerciale del film costituiva una garanzia per l’industria cinematografica britannica. (Charles Barr, Blackmail: Silent & Sound in Sight & Sound, London, B.F.I., Spring 1983).

 

Copia proveniente da
Edizione1992
Versione del filmVersione originale, versione muta e un frammento della versione sonora
SezioneDal muto al sonoro: gli anni della transizione