[FILM]
D.: 14’. 35mm.
Il film utilizza brani del film di Gance e scene girate appositamente da Deslaw. Queste ultime sono mute, mentre le prime sono sonore. Il film dunque passa continuamente da un formato all’altro e dichiara così la sua appartenenza ad un epoca contraddittoria e lacerante, come quella della transizione. “Il 27 febbraio 1931, un anno e mezzo dopo la proiezione di alcune scene del film La Fin du monde, Abel Gance partecipa al gala organizzato dal gruppo “L’effort” al Théâtre des Champs-Elysées a Parigi. Qui Gance tiene una conferenza sul cinema parlato, che accompagna con un cortometraggio inedito montato nel 1930 da Eugène Deslaw: Autour de La fin du monde. Il film mostra le riprese: il clima, le inquadrature censurate o non trattenute dal montaggio e alcuni provini. Un operatore su un praticabile effettua, senza soluzione di continuità, una serie di panoramiche a 360 gradi. La macchina da presa come cineocchio e la vertigine delle immagini corrispondono all’estetica di Abel Gance e di Walter Ruttmann. Ci troviamo a Joinville, in un teatro di posa allestito in tutta fretta per le riprese sonore. Soffitti e scenografie chiuse ermeticamente. Abel Gance e l’operatore si mescolano alle comparse e ai tecnici incaricati di preparare la macchina da presa “blindata”, di sistemare le luci e i microfoni. Jules Kruger si chiude nella cabina insonorizzata.
L’ago dell’amperometro vacilla. Comincia la registrazione, “Silenzio! Si gira!” Dentro lo studio si svolgono alcune scene de La Fin du monde: in un’agenzia di stampa si compongono i giornali che annunciano delle notizie di guerra. Interessanti registrazioni sonore realizzate da Walter Ruttmann intensificano il fischio delle macchine e accelerano il ritmo visivo delle immagini; in un ufficio, un uomo telefona al Centro Meteorologico nazionale, mentre altri sono occupati a mandare messaggi via telegrafo: una lunga carrellata mostra trasmittenti e microfoni sullo sfondo di una carta geografica. In un grande salone, tutte le razze sono riunite nel Quartier Generale del mondo. La cometa ha sfiorato la Terra e ha provocato qualche danno. La macchina da presa indietreggia e lascia vedere i modellini di Lazare Meerson. All’esterno, dei tecnici sistemano sulla Tour Eiffel il loro materiale per le riprese delle scene di massa. È difficile dissociare i provini dalle inquadrature non trattenute. Certi interpreti sono riconoscibili sia in Autour de la fin du monde che in La Fin du mande: Vanda Vangen posa per la versione inglese e tedesca; Sylvia Grenade (Isabelle) canta Adios Muchachos e litiga con Samson Fainsilber (Schomberg) che gli rimprovera di amare Colette Darfeuil (Geneviève). Più avanti, le due donne sono a fianco di Georges Colin (Murcie) in un cabaret di viveurs che si godono i loro ultimi istanti. Infine, due peccatrici coperte di veli attendono il loro turno, secondo il copione teatrale della Passione in cui Jean Novalic interpreterà la parte di Cristo. Allora si pone un problema… Un solo provino pone problemi. Chi è quell’uomo che vocifera su uno sfondo di lucenti faville? A quale attore pensava Abel Gance per la parte di Novalic? Come rinunciare a stabilire un accostamento tra Antonin Artaud e questo personaggio che, folle, delira dopo aver ricevuto una pietra sulla testa e si rivolge alle masse?. Diversi indizi accreditano questa ipotesi. Antonin Artaud si trovava nella primavera del 1929 negli studi della Victorine sul set di Tarakanova di Raymond Bemard. Eugène Deslaw lo ha incontrato a Nizza. È possibile che insieme abbiano discusso del successivo progetto di Gance, dato che Artaud tornava a Parigi. Peraltro, Artaud e Gance avevano la stessa concezione dell’interpretazione degli attori. Artaud diceva: “Certe sofferenze che ho dovuto patire mi designano in modo speciale per queste genere di parti” (A.Artaud, lettera a Mme Y.Allendy, ottobre 1930, in Oeuvres completes, III). Mentre Gance affermava: “Io chiedo loro di assomigliare un po’ moralmente e fisicamente al personaggio che interpretano” (Intervista a C. Doré, Ciné-Miroir; 29.03.29). Artaud già conosceva il regista: aveva interpretato Marat in Napoleon nel 1927, un ricattatore in Mater Dolorosa nel 1932, Savonarola in Lacréce Borgia nel 1935. Allora, perché non dovrebbe essere stato interpellato per una parte ne La Fin du monde nel 1929? Durante le riprese di Napoléon, Artaud aveva già incontrato Gina Manès e Jean d’Yd (anche lui attore ne La Passion de Jeanne d’Arc di Dreyer nel 1928), aveva lavorato con Lazare Meerson sul set dello stesso film (L’Argent di Marcel L’Herbier nel 1928), aveva girato con Jules Kruger (l’operatore di Napoleon, L’Argente Tarakanova), e aveva apprezzato Walter Ruttmann al punto di volergli affidare la regia della sceneggiatura di 32. (Ruttmarm, autore de La melodia del mondo, fu l’assistente di Gance per La Fin du monde e ne realizzò la sincronizzazione).
Perché escludere l’idea che Artaud abbia potuto avere una parte ne La Fin du monde; e dunque che possa aver fatto una prova, visibile in Autour de la fin du monde? Ma ammettendo che Artaud abbia fatto questa prova, per quale motivo non appare in La Fin du monde? Innanzitutto, non è escluso che sia stato lui stesso a rifiutare. il 26 marzo 1929, in una lettera da Nizza a Yvonne Allendy, Antonin Artaud affermava: “Fare un film parlato ora e sempre mi pare una cattiva azione… il cinema parlato è una stupidaggine, un’assurdità, la negazione stessa del cinema”. (A. Artaud, Lettera a Mme Y. Allendy, marzo 1929). Eppure, un mese dopo, in una altra lettera alla stessa amica, Artaud confida: “Avrete certo ricevuto la sceneggiatura del Dibbouk. Mi sono risolto a introdurre in tutte le mie sceneggiature delle parti sonore e persino perlate, infatti c’è una tale spinta verso il cinema parlato che, nel giro di uno o due anni, nessuno vorrà più i film muti. È desolante…” (A. Artaud, Lettera a Mme Y. Allendy, 19.04.29)
Abel Gance, come Artaud, ebbe qualche reticenza a integrare simili scene nel suo film. Allora, perché lo fece? Probabilmente perché durante le riprese Walter Ruttmann – fervente adepto della musica visiva e sonora al cinema – difese il progetto. Eugène Deslaw seppe trarre profitto da questo passaggio dal muto al parlato e divenne l’argomento stesso del suo cortometraggio.
Come Arthur Honneger sarà escluso dalla partitura sonora e sostituito da Walter Ruttmann, così Artaud sarà escluso a vantaggio di un altro attore. E che attore!…
Certi articoli del tempo riportano che Abel Gance, assai più interessato al soggetto grandioso, ha esitato a lungo nella scelta degli interpreti. Si è dedicato a rendere in immagini il tema astronomico di Camille Flammarion. Quanto ai finanziamenti, fu sostenuto da grandi personalità scientifiche e politiche che ritenevano che il film avrebbe fatto nascere nelle menti di ciascun spettatore il problema angosciante della sua propria fine; infatti, il film altro non è che una protesta contro ciò che rende il nostro mondo inquieto, diffidente di fronte alla vita di tutti i giorni, contro quei cataclismi che sono le guerre” (Cinémonde, 25.12.30). In realtà, si tratta di una gigantesca metafora. Gance pareggia i conti con i “detentori dei soldi” che hanno continuato a tagliare la sua opera smisurata: la durata originale del film era di tre ore; fu amputata di un terzo in occasione della proiezione al gaIa dell’Opera nel gennaio l931 e la copia attuale dura solo 91 minuti.
I tagli fatti dai produttori, uniti ai provini e alle prove di ripresa, coesistono in seno a questo cortometraggio inedito ritrovato agli Archives du Film (CNC), e sono uno dei loro tesori. Prendere in considerazione Artaud in Autour de la fin du monde è una impresa folle. (Jean-Louis Cot, Françoise Lemerige, Pierrette Lemoignef)