[FILM]
F.: Sten Dahlgren. Int.: Karl-Erik Forsgårdh (l’uomo alla guida), Marie-Anne Condé (la donna in macchina), Kerstin Thörn (la bambina), Georg Årlin (il padre della bambina), Sissi Kaiser (la madre della bambina), Sten Larsson (il benzinaio), Gunnar Sjöberg (voce narrante). Prod.: Minerva Film AB. DCP. D.: 10’. Bn
Storico delle edizioni
Una sorta di pendant a Midvinterblot: altra meditazione sulla morte violenta, ma in circostanze molto diverse. Att döda ett barn si svolge in una radiosa e assolata giornata estiva, tra campi di grano maturo. Qui avrà luogo un incidente, una bambina verrà investita da un’auto il cui conducente è descritto dalla voce narrante come un uomo felice. Tutto questo ci viene detto novanta secondi dopo l’inizio del film, e per i cinque minuti successivi aspettiamo che accada. Le circostanze dell’incidente sono descritte con chiarezza, senza trasporto emotivo. Le immagini illustrano il testo di Stig Dagerman e danno l’impressione di essere elementi di prova. Ma in un istante di silenzio, tra le parole dell’autore esistenzialista più rappresentativo della letteratura svedese, ombre femminili appaiono dal nulla su una spiaggia, si dirigono verso il mare, scompaiono forse insieme all’anima della bambina uscita a comprare lo zucchero per i suoi genitori e mai più tornata.
Olaf Möller e Jon Wengström
Gösta Werner (nato nel 1908) è uno straordinario personaggio dalle molteplici identità, protagonista della cultura cinematografica svedese: storico del cinema (in particolare principale specialista di Stiller), saggista, regista di una sessantina di film (tra lungometraggi e cortometraggi) e autore della prima tesi di dottorato sulla storia in cinema in Svezia. Vogliamo festeggiare il recente centesimo compleanno di Gösta Werner con il suo Att döda ett barn (Uccidere un bambino, 1954), eccezionale variazione
cinematografica sullo spirito letterario degli anni Quaranta, rappresentato da autori come Lars Ahlin, Sivar Arné e Stig Dagerman (sui testi dei quali si basa questo film di dieci minuti). È molto semplicemente un capolavoro sui temi del tempo e dello spazio, della coincidenza e della necessità: per una volta un film riesce a cogliere le strutture della letteratura moderna in tutte le sue tensioni e dimensioni.
Peter von Bagh
Crediti di restauro
Commissionato da FöRsäKringsbolagens UpplysningstjäNst (The Information Service Of Sweden’s Associated Insurance Companies)