ANNA BOLEYN
35mm. L.: 2677m.. D.: 147’ a 16 f/s. R.: Ernst Lubitsch. Sc.: Hans Kräly, Fred Orbing (pseudonimo di Norbert Falk). Scgf.: Kurt Richter. F.: Theodor Sparkuhl. In.: Henny Porten (Anna Boleyn), Emil Jannings (Henry VIII), Hedwig Pauly (Regina Katharina), Hilde Müller (Principessa Maria), Ludwig Hartau (Conte di Norfolk), Aud Egede Nissen (Johanna Seymour), Ferdinand von Alten (Marc Smeton), Paul Hartmann (Cavaliere Heinrich Norris), Maria Reisenhofer (Lady Rochford), Adolf Klein (Cardinale Wolsey), Wilhelm Diegelmann (Cardinale Campeggio), Friedrich Kühne (Arcivescovo Cranmer), Paul Biensfeldt (Jester, buffone di corte), Karl Platen (il medico personale), Erling Hanson (il conte Percy), Sophie Pagay (La Balia), Josef Klein (Comandante). P.: Messter-Film GmbH und Projektions-AG Union, Berlino.
Scheda Film
La ricostruzione, avvenuta nel 1998, è frutto della collaborazione tra Deutsches Filminstitut – DIF, Bundesarchiv-Filmarchiv e Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung, a cui si è aggiunta in seguito la Fondazione Cineteca Italiana di Milano che ha fornito la copia nitrato con imbibizioni e viraggi. La ricostruzione è stata realizzata a partire da un negativo originale nitrato del Bundesarchiv-Filmarchiv, apparentemente un negativo di seconda scelta prodotto utilizzando materiali originali e altri duplicati d’epoca. Purtroppo il rullo 6 mancava, ed è stato necessario ricorrere a un duplicato negativo acetato prodotto successivamente. Dopo aver ultimato la ricostruzione del film, cioè aver prodotto un negativo in bianco e nero, imbibizioni e viraggi sono stati realizzati utilizzando il metodo Desmetcolor a partire dal positivo nitrato messo a disposizione dalla Fondazione Cineteca Italiana. Il restauro è stato eseguito dal laboratorio L’immagine Ritrovata di Bologna. Le didascalie sono state realizzate da Optronic Postdam.
Paul Eipper visitò il set di Anna Boleyn insieme al pittore Lovis Corinth. Da Conversazioni di atelier con Liebermann e Corinth (Monaco, 1971), riportiamo la descrizione di tale visita:
“L’uomo in costume da cavaliere è Paul Hartmann, la donna al suo fianco è Henny Porten. Davanti ai due Ernst Lubitsch, seduto su di un grezzo sgabello e in maniche di camicia, dirige la scena. Cioè urla, grida rivolgendosi agli attori in modo tale che questi, intimiditi, fanno esattamente tutto quello che lui ordina. Come se non bastasse, il lamento del violino. ‘Stop!’, ordina il regista. L’operatore si ferma, l’aiuto operatore all’altro apparecchio fa lo stesso, il tecnico delle luci spegne i riflettori, il violino smette di suonare, dal pianoforte giunge un’ultima nota e anche l’armonium tace. Ma già, senza moderare la voce, Lubitsch ordina: ‘Tutto da capo!’. Sopra Henny Porten i riflettori Jupiter si accendono in tre o quattro riprese, a sinistra e a destra dell’attrice ce ne sono altri due, all’altezza del suo sguardo altri due ancora. La luce bluastra, crepitando, scorre sui visi degli attori truccati in modo innaturale, la musica riprende, Lubitsch ordina ‘Silenzio!’, e di nuovo si mette a gridare: ‘Hartmann, afferra la sua mano più in alto, più forte, Porten girati dall’altra parte! Hartmann afferrala! convincila! insisti con le parole! tienila stretta! Porten, testa indietro! Lui ti dice qualcosa, ti fa piacere, lo respingi, Hartmann, afferrala ancora più forte, più forte! Tu la ami, tu tremi, la tua bocca sussurra, Porten sei spaventata! Adesso Hartmann, in ginocchio! – Bene! Basta con le luci!’. La musica tace e il regista si sbottona ancora un poco la camicia”. (Enno Patalas, Hans Helmut Prinzler, Ernst Lubitsch, 1984)