[FILM]

Ajantrik

Cast and Credits

Scen.: Ritwik Ghatak. F.: Dinen Gupta. M.: Ramesh Joshi. Scgf.: Robi Chattopadhyaya. Mus.: Ali Akbar Khan. Int: Kali Bannerjee (Bimal), Kajal Gupta (giovane donna), Shriman Deepak, Gyanesh Mukherjee (meccanico), Keshto  Mukherjee,  Gangapada Basu. Prod.: Promode Lahiry per L.B. Films International.

Storico delle edizioni

Scheda Film

Ambientato nell’India rurale, Ajantrikesplora l’improbabile amicizia tra Bimal e Jagaddal, ovvero un uomo e l’automobile acquistata dopo la morte della madre. Mescolando dramma umanista, umorismo dell’assurdo e un innovativo lavoro sul suono, il film trasforma una macchina in un personaggio vivo, offrendo una riflessione sulla modernità, l’alienazione e il bisogno di connessione. Sanghita Sen Quando Ghatak, divenuto profugo in seguito alla Partizione, concepì Ajantrik, la giovane nazione era divisa in due stati tra loro ostili che opprimevano i loro stessi popoli ed erano destinati a isterilirsi attraverso ripetute crisi di identità. Le popolazioni originarie dell’India vivono lungo le foreste centrali del paese e hanno sempre resistito a qualsiasi genere di colonizzazione. Ghatak aveva vissuto tra gli Oraon, all’estremità orientale di queste foreste, e sapeva che persino chi, come lui, si trovava ai margini del loro universo, poteva opporre alle violente convulsioni della civiltà una forma di compassione collettiva, nata dall’eros e dai modi di conoscere e abitare il mondo che esso genera. Danza, movimento e stendardi svolazzanti sono forme che, da semplici feticci individuali, si trasformano in alankara, figure del linguaggio e della musica. E da queste forme possono nascere astrazioni che si avvicinano al segno; notazioni capaci, a loro volta, di produrre arte e conoscenza, una narrazione che va oltre la cronologia degli eventi. Letteralmente, Ajantrik riprende il termine “jantrik” (meccanico) per rovesciarne il significato. Abbiamo assistito alla fine dell’epoca che privilegiava il meccanico a scapito dell’organico. In questo film che si presta a molteplici interpretazioni, non ponendosi un obiettivo esplicito, Ghatak vuole ricostruire per noi i segni che gli Oraon e altri popoli del mondo cercavano di trovare nella loro esperienza. Mi sembra che il movimento della danza liberi il feticcio dal suo timore ultraterreno, rendendoci nello stesso tempo estatici e lucidi. La freschezza tribale che pervade il film ci offre una promessa di libertà primordiale dalle abitudini che ci siamo cucite addosso. Il magico non può mai essere ridotto a una narrazione lineare con un inizio, una parte centrale e una fine. È ‘episodico’, iterativo, si muove in maniera curvilinea, disegna spirali che sembrano aprirsi e spingere all’espressione, contengono e liberano l’interiorità, il segreto dell’energia, del desiderio, del gioiello rubato per sempre alla sposa divina.

Kumar Shahani

Crediti di restauro

Copia proveniente da: NFDC.

Restaurato in 4K nel 2026 da National Film Development Corporation – National Film Archive of India presso i laboratori Prasad Corporation, Picture and Audio Scanning di Ultra Media & Entertainment e Cineom Broadcast, a partire da un controtipo positivo e, per alcune porzioni del rullo 6, da una copia positiva 35mm, entrambe conservate presso NFDC – NFAI. Restauro sonoro realizzato presso i laboratori Cameo Digital Systems e Lobster Films, a partire dalla colonna sonora ottica 35mm e una copia positiva 35mm conservata presso West Bengal State Film Archive. Grading supervisionato dal direttore della fotografia Avik Mukhopadhyay. Con il sostegno del Ministero dell’Informazione e delle Comunicazioni indiano nell’ambito del programma National Film Heritage Mission.

Edizione2026
Versione del filmVersione bengalese con sottotitoli inglesi
SezioneSuolo del Bengala, acque del Bengala: il cinema di Ritwik Ghatak
Proiezioni
21 GIUGNO 2026[18:00]
Cinema Lumière – Sala Scorsese
27 GIUGNO 2026[09:15]
Cinema Lumière – Sala Scorsese

Scheda Film

“Uno dei pochi talenti veramente originali che il cinema di questo Paese abbia prodotto”: così Satyajit Ray definì il suo contemporaneo Ritwik Ghatak. Ajantrik, primo film di Ghatak uscito in sala, propone “un’integrazione emotiva con l’era della macchina” attraverso la storia di un eccentrico tassista chia- mato Bimal e una vecchia Chevrolet scassata chiamata Jagaddal. Ansante, strombettante e rantolante, la macchi- na sembra pensare con la propria testa, e anche Bimal la tratta come un essere umano. Seguendo il protagonista men- tre esercita il proprio mestiere in una cittadina del Bihar e nelle regioni della tribù degli Oraon, il film esplora gli aspetti comici e filosofici del bizzarro legame tra l’uomo e la macchina.

Libertà dai feticci
Quando Ghatak, divenuto profugo in seguito alla Partizione, concepì Ajantrik, la giovane nazione era divisa in due Stati tra loro ostili che opprimevano i loro stessi popoli ed erano destinati a isterilirsi attraverso ripetute crisi di identità.
Gli abitanti originari dell’India vivono lungo le sue foreste centrali e hanno sempre resistito a qualsiasi genere di colonizzazione. Ghatak aveva vissuto tra gli Oraon ai margini orientali di queste foreste, luogo dove fu forse perfezionato per la prima volta l’aratro. Gli abitanti dell’India centrale hanno sempre avuto a disposizione i migliori giacimenti di ferro del mondo, grazie ai quali altri popoli hanno forgiato armi e macchine che velocizzano i compiti umani con esiti spesso letali. Ma Ghatak sapeva che gli Oraon – e perfino coloro che vivevano alla periferia del loro cosmo, come lui – erano in grado di contrastare i violenti rivolgimenti della civilizzazione attraverso la compassione collettiva nata dalle strutture dell’eros. La danza, il movimento e le bandiere sventolanti sono forme che da semplici feticci individuali si sono trasformate in alankaras, figure retoriche e musica. Queste, a loro volta, possono abbandonare le astrazioni per avvicinarsi ai segni. Le rappresentazioni possono allora dar vita a creazioni artistiche o scientifiche, narrazioni al di là del tempo.
Ecco come Ritwik Ghatak giunse alla bizzarra struttura – se così può essere chiamata – di PatheticFallacy. Riuscite a immaginare un titolo più astratto per un film? Il termine Ajantrik amplia la parola jantrik (meccanico) per suggerire la sua antitesi. Abbiamo assistito alla fine dell’epoca che privilegiava il meccanico a scapito dell’organico. In questo film che si presta a molteplici interpretazioni, non ponendosi un obiettivo esplicito, Ghatak vuole ricostruire per noi i segni che gli Oraon e altri popoli del mondo cercavano di trovare nella loro esperienza.
Mi sembra che il movimento della danza liberi il feticcio dal suo timore ultraterreno, rendendoci nello stesso tempo estatici e lucidi. La freschezza tribale che pervade il film ci offre una promessa di libertà primordiale dalle abitudini che ci siamo cucite addosso. Il magico non può mai essere ridotto a una narrazione lineare con un inizio, una parte centrale e una fine. È ‘episodico’, iterativo, si muove in maniera curvilinea, disegna spirali che sembrano aprirsi e spingere all’espressione, contengono e liberano l’interiorità, il segreto dell’energia, del desiderio, del gioiello rubato per sempre alla sposa divina.

Kumar Shahani

 

Edizione2014
Versione del filmVersione bengalese
SezioneAnni Cinquanta, l’età dell’oro. Classici Indiani da salvare