[FILM]
T. It.: La Signorina Charlot; Scen.: Charles Chaplin; F.: Harry Ensign; Scgf.: E.T. Mazy; Int.: Charles Chaplin (Il Vagabondo), Edna Purviance (La Figlia), Marta Golden (La Madre), Charles Insley (Il Padre), Margie Reiger (Amica Del Padre), Billy Armstrong (Amico Del Padre), Leo White (Uomo Nel Parco); Prod.: Jesse T. Robbins Per Essanay Film Manufacturing Company; Pri. Pro.: 12 Luglio 1915; D.: 25′. Bn.
Storico delle edizioni
A Woman si compone di due parti piuttosto distinte tra loro. Nella prima – ambientata nel prototipico parco tra la panchina e il chiosco delle bibite – Charlot (che ha ormai definitivamente fissato la sua andatura e utilizza il bastone come una naturale estensione del corpo) semina zizzania a destra e manca e, incurante delle autorità, assesta colpi e scaraventa i suoi avversari nel lago. La seconda si articola interamente in interno, con l’ingresso della casa che funziona da palcoscenico principale, in cui cioè vengono alla luce tutti i sotterfugi e i segreti che si consumano nei due spazi secondari (salotto e cucina, con porta a spinta per favorire capitomboli in entrata e in uscita). Terza e ultima interpretazione di Chaplin en travesti dopo quella della bisbetica e sgraziata donnetta in A Busy Day e dell’attore che cerca una parte in The Masquerader, A Woman fu tacciato di volgarità dalla critica più perbenista per aver portato in scena il tema del travestitismo e in particolare per aver mostrato due donne (e due uomini!) nell’atto di scambiarsi un bacio. Chaplin, il cui volto appare improvvisamente ‘nudo’, offre un’interpretazione femminile davvero notevole (memorabile la ‘sfilata’ davanti a Edna) regalandoci un paio di primi piani in cui ci sembra di vedere, per la prima volta, la trasparenza dei suoi occhi. Come osserva David Robinson forse l’immagine più memorabile del film “è quella di Charlot senza baffi né bombetta o pantaloni che, grazie agli abiti della ‘signorina’ (le volpi sembrano un collare, i mutandoni una calzamaglia, la biancheria intima ricorda i knickerbockers) si trasforma nella figura tradizionale del clown, così come doveva riapparire ancora brevemente, molti anni più tardi, in Limelight”.
Su Chaplin è stato detto tutto (o “sarà stato detto”, dopo queste giornate di Bologna) e io devo confessare di non essere il più eminente specialista di Chaplin. Ho pensato a lungo che le figure-chiave di Charlot fossero le grandi scarpe, una canna, un cappello… e i baffi. Ma mi ha sempre affascinato l’idea che quest’uomo effettivamente non portasse i baffi, e finì per averli per insolite ragioni, mentre la maggior parte degli eroi non ne portavano a quell’epoca. lo cercherò di scoprire la storia di questi baffi, perché sono qui… e perché, quando Chaplin appare senza nei suoi film, è come se fosse “nudo”, o quasi femminile ai nostri occhi.
Serge Bromberg