Scheda Film
Fonda era solito raccontare un episodio che contribuisce a spiegare la longevità di Young Mr. Lincoln: “Non conoscevo Ford. Conoscevo i suoi film e gironzolavo sul set quando girava Ombre rosse. Me ne stavo lì davanti alla sua scrivania come un sottufficiale con il cappello bianco in mano, e lui era l’ammiraglio. Le sue parole suonarono all’incirca cosi: ‘Cos’è ‘sta stronzata che non vuoi interpretare Lincoln? Credi che sia quel cazzo di Presidente? È un giovane e inesperto avvocato di Springfield, Cristo santo’. Ed è così che mi minacciò e mi convinse”. L’ultima volta che la democrazia ha rischiato di morire, il cinema e la radio erano i social network di riferimento. Giunto al suo apice quale forma d’arte popolare, il cinema di Hollywood ebbe il compito storico di promuovere e aggiornare il mito democratico. Uscito a soli due mesi dal pessimistico Let Us Live, il Lincoln di Ford e Fonda raggiunse questo obiettivo, e lo trascese. Il film rimane oggi inestimabile non solo per la passione che suscita in ammiratori e scettici (si vedano le lodi cantate da Sergej Ėjzenštejn nel 1945 e la critica dei “Cahiers du cinéma” nel 1970) o perché lo stesso Ford lo mise sempre tra i suoi preferiti. È amato perché vive, nei concreti dettagli cinematografici e nella danza dialettica tra corpo e mente, natura e legge, ricordo e premonizione. Geoffrey O’Brien ha evidenziato “l’abilità mercuriale” di Ford, la sua capacità di “essere in due luoghi contemporaneamente. Nel suo mostrare al contempo una radiosa sincerità e la subdola sottigliezza di un imbroglione, il Lincoln di Ford è l’immagine speculare del regista”. Immagine ulteriormente rispecchiata dalla “straordinaria interpretazione di Fonda. […] La sua collocazione nello spazio, la sua distanza relativa da coloro che lo circondano e la sua dose di agio o disagio sono punti di riferimento costanti. Non riusciamo a togliergli gli occhi di dosso, eppure a momenti quasi scompare nella massa. La sua maturazione politica, quando affronta la folla che vuole linciare i suoi clienti, è compensata dai momenti in cui prende le distanze e guarda lontano o dentro di sé. Ogni punto di contatto e ogni perdita di contatto sono registrati con un’ipersensibilità elettrica, non da ultimo in scene che paiono immerse in una quiete pastorale”.
Alexander Horwath