PROIEZIONE

WHAT PRICE GLORY

WHAT PRICE GLORY

In questa proiezione

What Price Glory

Cast and Credits

Sog.: dalla piece omonima (1924) di Laurence Stallings e Maxwell Anderson. Scen.: James T. O’Donohoe. F.: Barney McGill, Jack Marta, John Smith. M.: Rose Smith. Mus.: Erno Rapee. Int.: Victor McLaglen (capitano Flagg), Edmund Lowe (sergente Quirt), Dolores del Rio (Charmaine de la Cognac), William V. Mong (Cognac Pete), Phyllis Haver (Shanghai Mabel), Elena Jurado (Carmen), Leslie Fenton (tenente Moore), Barry Norton (soldato Kenneth Lewisohn), Sammy Cohen (soldato Lipinsky). Prod.: Fox Film Corporation. DCP. D.: 123’. Bn e Col. (da una copia nitrato imbibita e colorata a mano)

Scheda Film

“Stop the blood”, grida straziato il giovane soldato, figlio devoto di mamma: il sangue che dovrebbe, ma non può, essere fermato e quello della ferita che lo sta uccidendo e altrettanto e quello della carneficina in atto, chiamata Prima guerra mondiale. L’urlo finale di un altro figlio devoto (“Ma, I’m top of the world!”), variante psicotica, sarà una delle vette vertiginose del cinema di Walsh, quando nella umana il gangster James Cagney sale sul gasometro pronto a farsi saltare in aria insieme al suo gigantesco complesso d’Edipo. Qui, nell’antimilitarismo screziato di retorica della Hollywood anni Venti, Victor McLaglen può chiedersi, con intuito profetico, che razza di civiltà sia questa che ogni trent’anni ha bisogno di rifondarsi nel macello d’una generazione. What Price Glory, con la sua luce sinistra su corpi sacrificabili e i poderosi carrelli all’indietro in trincee già quasi kubrickiane, è il primo vero film di guerra di Walsh, e tuttavia la guerra vi occupa solo un tempo minore: le scene combattute sono incisioni, fratture, appunto ferite nel corpo d’un film che ha contorni e cliché da commedia virile (rivalità amorosa tra compagni d’armi, un po’ come in La carne e il diavolo di Clarence Brown o in Avventurieri dell’aria di Hawks). Quel che più conta di What Price Glory sembrano quei quaranta metri quadrati di campagna francese attraversati da una dondolante processione di oche, la taverna con l’oste baffuto, le bluse che scivolano tra seno e spalla e i calzerotti di lana che si srotolano lenti: il film è molto sessualizzato, e d’altra parte Dolores del Río lo dice chiaro e tondo, l’amore del cuore è bello, ma l’amore tutt’intero (“he does have all my love”) è un’altra cosa – dunque, ancora una volta, la gran stazza irlandese di Victor McLaglen deve rassegnarsi. Raoul Walsh ha trenta film dietro le spalle e tutta la vita davanti, ma già sembra chiara la sua divisa: quella d’una voce, di un’energia, di un’ironia che sapranno muovere il cinema (“Il cinema è movimento. E io lo facevo muovere”), con sempre maggior sicurezza e talora con genio, non versus ma dentro la formula, il codice, la grande norma hollywodiana.

Paola Cristalli

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Restaurato in 4K nel 2025 da MoMA e The Film Foundation in collaborazione con George Eastman Museum e Academy Film Archive presso il laboratorio Cineric, a partire da copie originali incomplete e dai negativi della versione muta e Movietone. Con il sostegno di Hobson/ Lucas Family Foundation

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