Scheda Film
I problemi in cui incorse Grosse Freiheit Nr. 7 non impedirono a Käutner di lavorare. Mentre la guerra si avvicinava lentamente a Berlino, il regista girò nella città e nei suoi dintorni una storia senza tempo d’ambientazione fluviale: si pensi qui a Epstein o Vigo, ma con un linguaggio più vicino al neorealismo di un De Santis o di un De Sica. La storia produttiva di Unter den Brücken – le tracce lasciate sul tessuto audiovisivo dall’epoca in cui fu girato – fece del film un oggetto di culto cinefilo in Germania. Innanzitutto Käutner filmò luoghi della capitale (il vecchio Jannowitzbrücke e il Schlütersteg-Brücke) che di lì a poco sarebbero stati bombardati, documentando una Berlino oggi scomparsa. Ma non solo: filmò anche le rovine lasciate dai bombardamenti del 1944, e cioè i primi segni dell’imminente distruzione della città. Tutto ciò va messo in relazione con i racconti sulle riprese effettuate fuori Berlino, nelle paludi e nei prati tra l’Oder e l’Havel, che per esigenze di presa sonora dovevano essere programmate tenendo conto dei bombardamenti alleati sulla capitale… Insomma, il Reich va in frantumi e la vita continua. Come in Grosse Freiheit Nr. 7, al centro ci sono gli affari di cuore: terribilmente e meravigliosamente complicati, esilaranti, devastanti, vivificanti, ci vengono qui ancora una volta presentati come più importanti della politica e più duraturi dei giuramenti di fedeltà alla bandiera e alla patria. E come nel film precedente c’è l’idea di un mondo, là fuori: viene nominato il porto di Rotterdam e i mari oltre quello. Il triangolo amoroso si risolve però qui in maniera sorprendentemente diversa, con una soluzione a tre definita tanto dall’amore della donna per uno dei due uomini quanto dall’amicizia che lega questi ultimi. Se Grosse Freiheit Nr. 7 apparteneva al presente, Unter den Brücken era un film per il futuro, sul futuro.
Olaf Möller