PROIEZIONE

TROIS COULEURS: ROUGE

TROIS COULEURS: ROUGE

In questa proiezione

TROIS COULEURS: ROUGE

Cast and Credits

Phoro @ mk2

Scen.: Krzysztof Piesiewicz, Krzysziof Kieślowski. F.: Piotr Sobociński. M.: Jacques Witta. Scgf.: Claude Lenoir. Mus.: Zbigniew Preisner. Int. Irène Jacob (Valentine), Jean-Louis Trintignant (il giudice), Frédérique Feder (Karin), Jean- Pierre Lorit (Auguste), Samuel Lebihan (il fotografo), Marion Stalens (la veterinaria), Teco Celio (il barman), Bernard Escolon (il venditore di dischi). Prod.: Marin Karmitz per mk2 Productions, France 3, Canal+; DCP. D.: 96’. Col.

Scheda Film

È la quintessenza dello stile e della tematica di Kieślowski, non solo perché è il suo ultimo film, ma perché qui tutto si annoda e si snoda, la corsa delle passioni volge al termine e il ritiro dal mondo non è più una meta da raggiungere. Tutto, in Trois couleurs: Rouge, acquista in densità, in complessità, in profondità, senza che l’idea della chiusura si imponga per un solo istante. Le figure formali e narrative dominanti, quelle della piega e del ripiegamento, contendono il primato allo stato d’animo: è un film che non si finisce mai di esplorare e che non smette mai di dire che niente è definitivo. […] Con Rouge, e con la varietà di sentimenti e condizioni che propone, si capisce perché Kieślowski sia ricorso a una trilogia: bisogna portare fino in fondo le logiche dei personaggi, le loro relazioni nei confronti dello spazio pubblico e degli altri, per poter variare il motivo senza amputarlo, e la cornice di un solo film, nella convenzione della sua unità, difficilmente può permetterselo. Destini incompiuti, personaggi avvicinati per un momento non sarebbero stato sufficienti. Occorreva seguire Julie (Film blu) e Karol (Film bianco) fino in fondo alle loro scelte rispettive affinché lo spettatore potesse situarli rispetto a Valentine e al giudice. Affinché acquistassero un senso la sua solitudine inasprita e ancor più la boccata d’ossigeno costituita dall’arrivo di Valentine, che in se stessa è poca cosa e vale solo per la fragilità che porta in questo universo. Se Rouge è il film dei ripiegamenti, è anche l’elogio della fragilità accolta, che introduce con coraggio il rischio dell’apertura e del sentimento nelle pieghe di una fredda sopravvivenza. Vincent Amiel, Kieslowski: la coscienza dello sguardo, Le Mani, Recco 1998 In Trois couleurs: Rouge una giovane modella riporta una cagna ferita al suo padrone, un giudice interpretato da Jean-Louis Trintignant. Kieślowski diceva che questo incontro è come un dialogo tra una giovinezza idealizzata e una maturità ferita, delusa. Il modo in cui parlavo nel film era il suo: quell’economia di parole, quel modo di dire cose scomode per smuovere, per incontrarsi. Sono anche personaggi che si espongono al rischio. A Kieślowski piaceva molto scommettere, lanciare una moneta affidandosi al caso. Il giudice è talmente sgradevole con Valentine che non si capisce perché lei ritorni: è lì che si gioca tutta la storia. Il film ha come tema la fraternità e racconta l’incontro tra due persone che non hanno nulla in comune.

Irène Jacob, Krzysztof Kieślowski vu par Irène Jacob, “Troiscouleurs”, 7 ottobre 2021

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