Scheda Film
Aleksandar Petrović è un nome familiare e rimane a buon titolo uno dei registi più amati del cinema serbo e jugoslavo. Uomo di grande sensibilità e di tempra instancabile, aveva una prodigiosa attenzione per i dettagli e una singolare capacità di cogliere l’interiorità delle persone, che seppe esprimere attraverso il cinema e la musica, preservando però sempre l’integrità dell’esperienza. Nell’intreccio visivo delle loro storie i suoi film coniugano con sicurezza misura e spontaneità. Petrović era capace di mostrare le pene più strazianti conservando una benevolenza vivida e incrollabile. Ritraendo le traversie di persone e luoghi scarsamente rappresentati sullo schermo, mostrò l’animazione della vita rurale (e urbana), la vita ecclesiastica delle comunità in un’epoca in cui la chiesa veniva raramente raffigurata e le tribolazioni del popolo Rom, al quale si sentiva intimamente legato. Aleksandar Petrović è insieme il più classico dei maestri e l’innovatore più originale. Molti dei suoi tratti distintivi si manifestano nell’intenso Tri, film drammatico che prende la forma di un trittico di storie ambientate rispettivamente all’inizio, a metà e alla fine della Seconda guerra mondiale. Nella prima, un giovane studente arriva in una stazione ferroviaria di campagna e assiste all’esecuzione di un innocente. Nella seconda, un partigiano e il suo compagno scappano dai soldati tedeschi attraverso le montagne della Jugoslavia. Nella terza, un ufficiale incrocia in un villaggio lo sguardo di una condannata a morte. Le questioni della coscienza, del libero arbitrio e dell’azione di fronte alla morte sono sviluppate in variazioni avvincenti. Interpretato dal leggendario Velimir ‘Bata’ Živojinović nei ruoli dei tre protagonisti e magistralmente fotografato da Tomislav Pinter, Tri è un punto di riferimento del Nuovo cinema jugoslavo. Distintosi a Karlovy Vary e candidato agli Academy Awards, resta una perfetta introduzione al cinema jugoslavo.
Mina Radović