Scheda Film
I film sui fantasmi (kaidan) sono un genere di vecchia data in Giappone e avevano incontrato già una notevole popolarità in particolare nel corso degli anni Trenta, ma la loro definitiva fortuna si può dire sopraggiunta proprio negli anni Cinquanta e nel decennio successivo. […] Alcuni soggetti vennero ripresi in svariati remake, e tra questi il più noto era sicuramente quello di Storie di fantasmi di Yotsuya (Yotsuya kaidan), basato sull’omonimo dramma kabuki di Nanboku Tsuruya IV del 1825. Un ronin, Iemon, dopo aver assassinato un uomo per sposarne la figlia Oiwa, si stanca presto anche della moglie e riesce a portarla all’adulterio per ucciderla con il suo amante ed essere libero di sposare un’altra donna. Ma la prima moglie e il suo amante ritornano come fantasmi, e il samurai impazzisce sterminando tutti e togliendosi infine la vita. Molte versioni vennero realizzate prima della guerra, e la prima dopo la fine del conflitto fu firmata da Kinoshita Keisuke nel 1949, ma la migliore tra tutte viene considerata quella del maestro dell’horror Nobuo Nakagawa del 1959, intitolata Tokaido Yotsuya Kaidan: tra i tanti, e uno degli adattamenti più fedeli all’opera originale, e quello che propone in modo più raffinato l’impatto orrorifico del progenitore teatrale, ricreando con interessanti effetti scenici e di make-up le visioni scaturite dal panico del personaggio.
Maria Roberta Novielli, Storia del cinema giapponese, Marsilio, Venezia 2001
Tokaido Yotsuya Kaidan e l’archetipo del film fantastico popolare […]. Man mano che il film procede, la rivelazione delle atrocità si fa sempre più rapida e violenta, accentuata da una stilizzazione molto spinta delle scenografie e delle luci. Oiwa viene sfigurata da un veleno, si suicida ed e gettata in acqua. Ma il suo cadavere, riemerso in superficie, appare nella stanza dell’assassino, lo sfiora, gli cade addosso, ecc. Questo film obbedisce a un sistema di codici ben noto allo spettatore giapponese. La sua riuscita, cosi come quella di altre opere dello stesso genere, si misura nel momento in cui il fantastico (qui il cadavere) fa irruzione nel film, e nella violenza di tale irruzione. Lo spettatore la attende, ma deve essere sorpreso dal fatto che accada in quel momento e in modo così brutale. L’efficacia del film risiede nello scarto che riesce a instaurare rispetto allo spettatore.
Hubert Niogret, “Positif ”, n. 165, gennaio 1975