Scheda Film
Qual è, precisamente, il tema? È un fiume, il Titas. Il nostro Bengala orientale ha una civiltà fondata sui fiumi. Non so quanto del Bengala orientale abbiate visto, o fino a che punto siate riusciti a penetrare nella sua vita, ma io vi sono entrato in profondità. Il Titas è un fiume, e una forza vitale. Il fiume sta morendo, e un giorno si prosciuga, e l’isola che affiora non appartiene più ai pescatori. Sono allora i contadini a prendere il sopravvento… tutto va in frantumi. Il mio accenno finale riguarda il nuovo ordine, la nuova vita che lotta per nascere. […] Gli individui sono mortali, ma l’umanità e immortale.
Ritwik Ghatak, Arguments/Stories, Screen Unit, Bombay 1985
Tratto dall’omonimo romanzo classico bengalese di Adwaita Mallabarman, Titas Ekti Nadir Naam e un’elegia intensa e lirica sulla scomparsa di un modo di vivere: il film segue il fluire e rifluire dell’esistenza della comunità di pescatori Malo, la cui sopravvivenza e le cui tradizioni sono profondamente intrecciate al fiume Titas. Ambientata nel Bengala orientale prima dell’indipendenza (l’odierno Bangladesh), la vicenda e puro melodramma, una forma che Ritwik Ghatak rese inconfondibilmente propria. Il racconto prende avvio dal matrimonio di un giovane pescatore, Kishore, la cui sposa, Rajar Jhi, viene rapita il giorno dopo la prima notte di nozze, durante il viaggio di ritorno verso casa. Ne consegue una lunga serie di separazioni, perdite e peregrinazioni che si estende nel corso degli anni. Ghatak costruisce il racconto attraverso una pluralità di linee narrative solo tenuamente connesse, secondo una struttura episodica che si snoda nel tempo e nello spazio, passando da un personaggio all’altro e persino da una generazione all’altra, mentre le loro vite si incrociano indirettamente. Le scene assumono spesso la forma di frammenti o di ricordi giustapposti, e i personaggi appaiono e scompaiono senza spiegazione. A tenere insieme questi fili e il fiume, che intreccia storie disparate in una narrazione collettiva scandita da flussi e pause come un poema. Ancora una volta, il film e un’allegoria del trauma della Partizione. Un trauma che permea l’opera di Ghatak, segnata dal costante ritorno ai temi della rottura, dello sradicamento e della frammentazione dell’identità e della comunità. Con l’espandersi del racconto, che si articola attraverso molteplici personaggi e generazioni, il film mette in scena il progressivo disgregarsi della comunità sotto la pressione di fattori sociali, economici e ambientali. Il prosciugarsi del fiume rispecchia infine il crollo di un modo di vivere, facendo del film una meditazione profondamente evocativa sulla memoria, lo sradicamento e l’erosione culturale.
Shivendra Singh Dungarpur