Scheda Film
Qui, nella commedia più sofisticata di George Stevens, la carenza di alloggi (e di esemplari maschili) a Washington DC in tempo di guerra è il principale pretesto usato dal malizioso Charles Coburn – che condivide un minuscolo appartamento con Jean Arthur – per subaffittare la propria metà a Joel McCrea, spingendo i due coinquilini più giovani a condividere lo stesso letto. Il merito della sceneggiatura dovrebbe andare a Garson Kanin, non accreditato, che la scrisse per conto (e a spese) di una scrupolosa Arthur alla ricerca di una storia che potesse piacerle (fu temporaneamente sospesa dalla Columbia per averne rifiutate troppe). Quando la sceneggiatura giunse infine a Stevens, nel giugno del 1942, aveva un finale diverso in cui i tre personaggi continuavano ad abitare insieme; com’era nel suo stile, Stevens lo cambiò. Qui il regista si affida a uno dei suoi temi ricorrenti per dar forma alla messa in scena e al nuovo finale: quando la convivenza forzata produce caos, la soluzione migliore è ridurre il gruppo alla sua unità più piccola, la coppia. L’uso vivace dell’incontro ritardato – in cui lo spazio svolge il ruolo di elemento ritardante –, che Stevens ha imparato dalle comiche di Stanlio e Ollio, innesca uno dei momenti culminanti del film. Come di consueto Stevens fa un gran uso di porte e finestre, che qui, oltre ad accentuare la messa in scena, diventano parte della storia, come barriere che vanno rimosse, amplificano, ingannano e invitano. Dopo Lubitsch e Dreyer nessuno ha diretto le porte con tanta efficacia! The More the Merrier è un tour de force cinematografico, ma il regista non vide mai la sua opera compiuta perché si arruolò nell’esercito e partì per l’Africa Settentrionale. Qui apprese che il film aveva ricevuto sei nomination all’Oscar, compresa quella per il miglior film e la migliore regia. Vinse solo il premio per il migliore attore non protagonista, assegnato a Coburn. Del film fu fatto un remake, Cammina, non correre (Charles Walters, 1966), ambientato a Tokyo e con protagonista Cary Grant, inizialmente voluto da Stevens per il ruolo che alla fine andò a McCrea. Ma sia chiaro: McCrea, con la sua aria innocente, è fantastico nella parte.
Ehsan Khoshbakht