Scheda Film
La natura del soggetto, la sua attualità sociale imponevano per prima cosa uno scrupolo meticoloso di esattezza quasi documentaria. Samuel Goldwyn e Wyler hanno voluto fare con questo film opera tanto civica quanto artistica. Attraverso una storia, romanzata senza dubbio ma minuziosamente verosimile ed esemplare, si trattava di esporre con tutta l’ampiezza e la sottigliezza necessarie uno dei problemi sociali più dolorosi del dopoguerra americano. In un certo senso, I migliori anni della nostra vita è ancora vicino a quelle produzioni didattiche, a quella pedagogia dei servizi cinematografici dell’esercito americano da cui Wyler era appena uscito.
La guerra, e la coscienza che fece prendere di una certa nozione della realtà, hanno profondamente influenzato, come si sa, il cinema europeo; le sue conseguenze sono state meno sensibili a Hollywood. Tuttavia, diversi registi vi sono stati coinvolti, e qualcosa dell’inondazione, del ciclone di realtà che ha fatto infrangere sul mondo ha potuto tradursi anche laggiù in un’etica del realismo. “Abbiamo tutti e tre (Capra, Stevens e Wyler) partecipato alla guerra. Essa ha esercitato su ciascuno di noi un’influenza profonda. Senza questa esperienza non avrei potuto fare il mio film come l’ho fatto. Abbiamo imparato a capire meglio il mondo… So che George Stevens non è più lo stesso da quando ha visto i cadaveri di Dachau. Siamo costretti a constatare che Hollywood non riflette affatto il mondo e il tempo in cui viviamo”. Queste poche righe di Wyler chiariscono a sufficienza il suo proposito nel realizzare I migliori anni della nostra vita. […]
Lo scrupolo etico della realtà ha trovato la sua trascrizione estetica nella messa in scena. Niente è in effetti più falso e assurdo che opporre, come lo si è fatto di frequente a proposito del cinema russo e italiano, il ‘realismo’ e l’‘estetismo’. Non c’è, nel vero senso della parola, film più ‘estetico’ di Paisà. La realtà non è l’arte, ma un’arte ‘realista’ è quella che sa creare un’estetica integrante della realtà. Grazie a Dio!
André Bazin, Che cosa è il cinema?, Garzanti, Milano 1999