Scheda Film
Il mio primo lungometraggio, Summer in the City era veramente un film a basso, bassissimo costo. Avevamo dodicimila marchi, che allora equivalevano a quattro o cinquemila dollari, e siamo riusciti a fare un film di due ore e mezza, in 16mm, bianco e nero, e sonoro in presa diretta, con Hanns Zischler protagonista. […] Faccio anch’io una particina. Sono uno degli amici che Hanns incontra a Monaco: giochiamo a biliardo e lui mi domanda cosa ho fatto negli ultimi due anni, gli rispondo che sono stato in America. In effetti, la mia prima volta a New York coincise con la partecipazione a un festival di Prima del calcio di rigore. La scena, in realtà, era più finzione che altro. Per me, oggi, Summer in the City è davvero un documentario sulla fine degli anni Sessanta; è più vicino a un documentario di qualunque altro mio film. È sì un film di finzione ma la durata, come pure la fotografia in bianco e nero, l’obiettivo grandangolare e le inquadrature fisse lo rendono più simile a un documentario sulle idee che la gente aveva nel 1969 e nel 1970, sul modo in cui si sentivano. Un’enorme delusione, e un senso, come in sogno, di totale impotenza: ecco cosa ci vedo ora nel film. E non solo impotenza, ma anche immobilità, e assenza di emozioni. L’unico contatto a livello emotivo che il personaggio riesce a stabilire dopo il periodo in prigione è con la musica che ascolta. Il sottotitolo del film dice: “dedicato ai Kinks”. Ci sono infatti sei o sette delle loro canzoni, e si vedono anche per un momento, durante un’esibizione televisiva, mentre cantano Days. Ebbene, i Kinks sono il lato emotivo o ‘caldo’ o che so io di tutto il film. C’è anche una canzone dei Lovin’ Spoonful, che dà il titolo al film, Summer in the City. Tutte le canzoni parlano di estate e di caldo, di sole e di roba del genere, mentre il film è stato girato in gennaio e faceva un freddo cane; dopo di che ho deciso di non girare mai più un film in inverno. Ma questo doveva assolutamente essere girato in inverno. Tutto il film non era che un gran desiderio di tempi migliori, o dell’estate, o di emozioni.
Wim Wenders, intervistato da Jan Dawson in Wim Wenders, Zoetrope- Toronto Film Festival, New York- Toronto, New York-Toronto 1976