Scheda Film
In Subarnarekha, Ghatak porta a piena maturità la sua sperimentazione di una narrazione stratificata. Il film ruota attorno a una famiglia di profughi della Partizione. Stabilitasi in un’area industriale lungo il fiume Subarna nel tentativo di ricostruire la propria vita, la famiglia accoglie un ragazzo Dalit, un ‘intoccabile’. L’idea di casa, insieme alla sua intrinseca volatilità in un mondo instabile, emerge progressivamente, mentre le fragili speranze dei personaggi si logorano sotto il peso delle difficolta, della separazione e del pregiudizio sociale. Ritwik amplia lo sguardo dal locale all’internazionale: e proprio questa apertura a conferire al film una perdurante attualità. Osserva Ghatak: “In superficie, la crisi messa in scena in […] Subarnarekha ruota attorno alla questione dei profughi. Ma la parola ‘profugo’ non indica semplicemente i rifugiati del Bengala orientale”.
Il film e anche una personale rielaborazione del poema epico indiano Ramayana, ma a differenza della versione canonica – in cui domina la figura eroica di Rama – qui il racconto si concentra su Sita. Mentre gioca su una pista di atterraggio della Seconda guerra mondiale abbandonata, nei pressi della nuova casa, la bambina incontra una figura mascherata da Kali, la Madre Terribile. Spiega Ghatak: “Un’immagine archetipica che ci ossessiona da un passato remoto si manifesta oggi ovunque nel mondo. Possiamo chiamarla… bomba all’idrogeno o Strategic Air Command… o con altri nomi che preferiremmo non pronunciare. E il potere dell’annientamento, e, come la piccola Sita, ce lo siamo improvvisamente trovato davanti”. Di ampio respiro, eppure profondamente intima nel registro emotivo, quest’opera di grande rilievo – la meno nota della trilogia della Partizione – intreccia melodramma, mito e critica politica.
Sanghita Sen