Scheda Film
Nonostante le numerose riscritture e i cambi di cast nel passaggio dal teatro al cinema, questo film sembra fatto su misura per Hepburn. Opera corale su aspiranti attrici che vivono in una pensione fatiscente a Manhattan, Stage Door è diretto da Gregory La Cava (e adattato da Morrie Ryskind e Anthony Veiller dallo spettacolo di Broadway di Edna Ferber e George Kaufman) e si avvale di un cast irresistibile e indimenticabile di star e di attrici sull’orlo della celebrità, tra le quali Hepburn spicca come prima tra pari. Alcune sono esordienti, altre hanno ottenuto una parte in uno spettacolo o in una rivista, molte sono disperate ma cercano di nasconderlo. Solo due sono destinate a durare.
A ritrovarsi e confidarsi nel soggiorno e sulle scale della pensione troviamo l’arguta Eve Arden, la tagliente Ginger Rogers, l’esuberante Ann Miller, un’espansiva Lucille Ball, una spocchiosa Gail Patrick, l’aspirante insegnante di recitazione Constance Collier e un’Andrea Leeds disperatamente seria. Katharine Hepburn è l’outsider altezzosa che con il suo accento aristocratico e i modi da gran signora inizialmente irrita le altre per poi conquistare il loro rispetto nella drammatica scena madre. Grazie a una serie di imbrogli dietro le quinte e all’astuzia del produttore Adolphe Menjou, Hepburn ottiene la parte che Andrea Leeds sentiva destinata a sé, con esito tragico. Il suo debutto comprende la celebre battuta “Le calle sono di nuovo in fiore”, che Hepburn pronuncia dapprima con esitazione e poi con trionfante sicurezza.
Quella scena indimenticabile condensa tutti i suoi tentativi e fallimenti a Broadway, la sua audacia e la sua fragilità. Nella vita reale Katharine Hepburn era passata direttamente da Bryn Mawr a New York, ottenendo subito un ruolo in uno spettacolo. Ci furono licenziamenti e recensioni negative, ma dopo aver vacillato, aver digerito l’umiliazione ed essersi rialzata fu scoperta da Leland Hayward in Febbre di vivere (1932), portata a Hollywood e affidata a maestri quali George Cukor, George Stevens, Dorothy Arzner.
Molly Haskell