Scheda Film
Accanto a L’ultima risata (1924) di F.W. Murnau, Šinel’ s’impone come una delle più riuscite parabole del periodo muto, rovesciando il noto adagio secondo cui “l’abito non fa il monaco”. Tratto da due racconti brevi di Nikolaj Gogol’, il film è incentrato su un timido impiegato vessato, la cui vita sembra cambiare dopo l’acquisto di un sontuoso cappotto. Si tratta della quarta collaborazione del duo leningradese formato da Grigorij Kozincev (1905-1973) e Leonid Trauberg (1902-1990). Entrambi originari di una regione dell’Impero russo che oggi corrisponde all’Ucraina, si conobbero in giovane età e condivisero una passione per i serial e le comiche americane. Nel 1921, insieme ad altri artisti affini, fondarono il gruppo teatrale d’avanguardia ‘Fabbrica dell’attore eccentrico’ – abbreviato in FEKS – per poi approdare al cinema nel 1924 con Le avventure di Oktyabrina, seguito nel 1925 dalla commedia per bambini Miški contro Judenič. Questi primi lavori, entrambi considerati perduti, si rivelarono un insuccesso e, come osserva lo storico Jay Leyda, “fu solo nel 1926 che iniziò a delinearsi lo stile oggi identificato come caratteristico delle collaborazioni tra Kozincev e Trauberg”. Questo stile, fortemente influenzato dal cinema tedesco coevo, fu ulteriormente favorito dall’arrivo del direttore della fotografia Andrej Moskvin (1901-1961), entrato nel FEKS a partire da La grande ruota (1926). A proposito del lavoro di Moskvin in Šinel’, Leyda scrive: “La fotografia di Andrej Moskvin, romantica o grottesca secondo le esigenze sceniche, conserva il carattere feticistico del cappotto, osservando l’impiegato da angolazioni di ripresa che gli conferiscono una dimensione eroica e possente finché ne e avvolto, e riprendendolo invece senza pieta dall’alto una volta che gli è stato sottratto”. Purtroppo, la piena portata del contributo di Moskvin all’estetica visiva di Šinel’ e stata finora compromessa dalla scarsa qualità delle copie finora disponibili. Il nuovo restauro del George Eastman Museum ci offre l’occasione di guardare il film con occhi nuovi.
Oliver Hanley