Scheda Film
Saint Joan è uno dei rari autentici film maledetti della storia del cinema. Non solo fu snobbato dal pubblico e massacrato dalla critica, ma fu frainteso e presentato come l’esatto opposto di ciò che era: un film infedele rispetto alla pièce di Shaw […]. Come avrebbe potuto Preminger essere infedele a Shaw […] lui che aveva con lo scrittore irlandese tante affinità e tanti punti in comune: lo scetticismo, il gusto per il paradosso, il rifiuto del sentimentalismo, e, sotto la freddezza e il pudore, una vera generosità? In Saint Joan – opera teatrale e film – il gusto per il paradosso si manifesta con forza attraverso questa eroina insieme realista e mistica che può piacere (o dispiacere) sia agli agnostici che ai credenti. […] Al di là della sua fedeltà a Shaw, Saint Joan è al cento per cento un film d’autore. Come in Vertigine, Il ventaglio, Buongiorno tristezza, ecc., la realtà è osservata a distanza, come dall’altro lato dello specchio, e collocata in un’eternità che le restituisce complessità e sottigliezza meglio di quanto farebbe una rappresentazione imprigionata nella superficie delle apparenze. (L’idea di presentare la storia di Giovanna attraverso flashback a partire dal sogno di Carlo VII e di Preminger e Graham Greene, che per questo si sono ispirati all’epilogo dell’opera teatrale di Shaw). La Giovanna alla quale Jean Seberg presta i suoi tratti, con una spontaneità e un’autenticità geniali, è una vera eroina premingeriana, ostinata e affascinante, molteplice eppure unitaria, e la cui vittoria e apoteosi saranno anche una tragedia. Il cuore segreto dell’opera, e ciò che probabilmente ha più interessato Preminger nella pièce di Shaw, è la relazione tra Dunois e Giovanna. Attraverso di essa si vede, come spesso nell’opera di Preminger, che l’amore non è mai tanto amore come quando rimane incompiuto. […] Per quanto riguarda la regia, Preminger porta all’estremo grado di sofisticazione il suo gusto per i piani-sequenza lunghi, complessi, sinuosi, serpeggianti, che trasformano, come nella scena del gioco della campana, uno spazio teatrale in uno spazio cinematografico. […] Non era la prima volta che Preminger ricavava da un soggetto minore un’opera dal respiro universale. In Saint Joan, invece, a partire da un tema universale ha tratto un film intimo e segreto, un film de chevet realizzato per diletto personale e destinato agli happy few, che sono qui ampiamente ricompensati.
Jacques Lourcelles, Dictionnaire du cinéma. Les films, Editions Robert Laffont, Parigi 1992