Scheda Film
“La terra, il cielo e un cavallo… cos’altro può desiderare un uomo?” proclama Joel McCrea – in un raro esempio di voce fuori campo in prima persona in un western – prima che Hugo Fregonese, in uno dei suoi film americani fondamentali, infranga quel sogno con arguzia, saggezza e affetto.
Questa decostruzione del mito della libertà nel Far West inizia quando Chuck Conner (McCrea), bonario cowboy diretto in California, si ferma a salutare un vecchio amico che muore in un incidente la notte stessa, lasciandogli quattro bambini a cui badare. Assunto in un ranch, Chuck è costretto a nascondere l’esistenza della nuova famiglia al padrone, che detesta i bambini. La faida con il ranch limitrofo gli complica poi ulteriormente la vita.
Il film appartiene a un breve ciclo di western in cui l’incantevole presenza dei bambini nella quotidianità del cowboy incrocia la fine del mito della frontiera e la volontà di mettere radici (In nome di Dio, Bascomb il mancino). Ma Fregonese conferisce al tema familiare una profondità ulteriore e anche un elemento di sorpresa: i bambini sono infatuati quanto il cowboy del mito del vagabondo. Sta a lui sacrificarsi e farli rinsavire rinunciando alla sola vita che conosce. McCrea lo fa con una naturalezza luminosa, e interpreta il ruolo con ruvida grazia.
L’intreccio da film di serie B – si tratta di uno degli ultimi lavori firmati da Harold Shumate, sceneggiatore di western navigato ma mediocre – nelle mani di Fregonese si trasforma in una riflessione sull’individuo e sulla società. Che si tratti di una scena d’azione concitata o di una tenera situazione da commedia, la sua regia raffinata conserva una costante qualità lirica. Nonostante la storia sdolcinata, l’attrazione tipicamente oscura di Fregonese per il destino riaffiora in maniera sorprendente: il cavallo da rodeo che si imbizzarrisce e disarciona ogni volta che ode uno sparo è nel film fonte sia di commedia, sia di tragedia.
Il destino non è quello che sei, ma quello che cavalchi. Il mito della frontiera è distrutto, ma un altro mito – quello della civilizzazione – prende semplicemente il suo posto. Senza un qualche tipo di mito il mondo di Fregonese è impensabile.
Ehsan Khoshbakht