Scheda Film
Ci sono periodi nella storia che lasciano cicatrici nelle società, e momenti nella vita che ci trasformano come individui. Roma è il tentativo di catturare il ricordo di avvenimenti che ho vissuto quasi cinquant’anni fa. È un’esplorazione della gerarchia sociale del Messico, paese in cui classe ed etnia sono stati finora intrecciati in modo perverso. Soprattutto, è un ritratto intimo delle donne che mi hanno cresciuto, in riconoscimento al fatto che l’amore è un mistero che trascende spazio, memoria e tempo.
Alfonso Cuarón
Un tuffo nella memoria, personale e collettiva, affidato allo sguardo di una tata di etnia mixteca a servizio in una famiglia messicana. Il film – pietra dello scandalo, Leone d’oro a Venezia, è una di quelle opere lungamente meditate, oggi sempre più rare, che resuscitano un’epoca e le sue tensioni anche più segrete scegliendo un punto di vista rivelatore. Il titolo, Roma, viene da un quartiere bene di Città del Messico. I ricordi sono quelli del futuro regista Alfonso Cuarón, allora bambino, e così lo stile, tutto piani sequenza sinuosi e invisibili. Siamo nel 1970-71, anni di fuoco per la capitale messicana, segnati dalla repressione che stroncò con calcolata ferocia le rivolte studentesche. Anche se il contesto prende vita poco a poco. Anzi, il primo merito del film è proprio la studiata lentezza con cui mette a fuoco i numerosi personaggi facendone la metafora vibrante di un intero paese. […]
Una delle note più preziose di Roma è proprio la continua, deliberata, feconda confusione in cui, tra belle case e grandi proprietà terriere, si mescolano e si confondono adulti e bambini, umani e animali, bianchi ricchi e indios poveri. In una promiscuità (perduta?) che è non solo la cifra espressiva di questo film quieto e implacabile, ma la chiave della crescita e poi della memoria del suo autore. Un messicano da sempre in bilico tra Hollywood e il proprio paese. Che ha saputo aspettare la maturità artistica e la forza contrattuale (i due Oscar di Gravity pesano) necessarie a portare a termine il suo film più audace e personale.
Fabio Ferzetti