Scheda Film
Jack Arnold, ricordato soprattutto per Radiazioni BX: distruzione uomo (1957) e altri film di fantascienza, fu un regista brillante e versatile. Delitto alla televisione (1953), La pallottola senza nome (1959) e La tragedia del Rio Grande (1957) basterebbero già a dimostrare il talento di questa figura un po’ trascurata che girò molti buoni film prima di dedicarsi completamente alla televisione a partire dal 1959. Revenge of the Creature fu chiaramente concepito come sequel per sfruttare il successo di Il mostro della laguna nera (1954), il film precedente di Arnold, e infatti fruttò alla Universal incassi ancora maggiori. Entrambi furono prodotti da William Alland, interessante personaggio che era stato attore, aiuto regista e collaboratore a vario titolo di Orson Welles tra il 1941 e il 1948, ma questo secondo episodio contava su interpreti di minor richiamo – John Agar e la sosia di Sandra Dee, Lori Nelson, invece di Richard Carlson e Julie Adams – e su una trama essenziale (concepita dallo stesso Alland). Questo a quanto pare non andò a detrimento il film, che fu un successo e al botteghino fece ancora meglio delle prime avventure del Mostro, ora chiamato Gill Man (Uomo Branchia).
La riuscita è di certo dovuta alla precisissima e dinamica regia di Jack Arnold, ma anche al fatto che il Mostro, oltre a essere visivamente notevole, è molto interessante dal punto di vista psicologico. L’anfibio si rivela scandalosamente sessuato, chiaramente eterosessuale e forse anche monogamo, molto tenace e perfino geloso nella caccia all’oggetto dei suoi desideri. Rischia addirittura la vita camminando fuori dell’acqua con Lori Nelson tra le braccia: può infatti sopravvivere solo brevemente all’asciutto, ma non può rischiare che la giovane anneghi. Ciò rende la sua avventura non solo minacciosa ma anche drammatica e financo patetica, e suscita negli spettatori una bizzarra compassione per questo precursore evolutivo dell’uomo: possiamo capirne e perfino condividerne i sentimenti pur trovandolo orrendo, violento e pericolosamente irrazionale.
Miguel Marías