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RED SHIFT

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RED SHIFT

Cast and Credits

T. alt.: Röd förskjutning. Scen.: Gunvor Nelson. F.: Gunvor Nelson. Int.: Carin Grundel (Sara), Gunvor Nelson (Maria), Oona Nelson (Anna), Ulla Moberg (Sara da giovane), Regine Grundel (Maria da giovane), Edith Kramer (voce fuori campo) . 16mm. D.: 50’. Bn.

Scheda Film

Ritorno in svezia: madri e figlie

Red Shift e Time Being sono due dei numerosi film in cui Gunvor Nelson parla della sua famiglia e del rapporto con la figlia Oona. Queste relazioni con le persone care oscillano tra felicità e dolore. Red Shift è l’unico suo film basato su una sceneggiatura narrativa e ha inoltre ottenuto una distribuzione in sala in Svezia. Il titolo di lavorazione era Mother-Daughter Film. È un’opera dolorosa e insieme tenera sui rapporti familiari che si allentano nel tempo. Racconta il cambiamento che si determina quando il proprio unico figlio lascia la vita familiare, quando la propria madre è sul punto di lasciare la vita e si resta infine nella solitudine. Nel film compaiono sia i genitori di Nelson sia sua figlia, a rappresentare diverse generazioni. La narrazione si sviluppa attraverso un’alternanza di primi piani e campi lunghi, che costruiscono uno spazio psicologico carico di emotività, al contempo universale e particolare. Nel corso del racconto, schietto e misurato, Edith Kramer, già direttrice del Pacific Film Archive, legge brani tratti dal libro Calamity Jane’s Letters to Her Daughter, aggiungendo un’ulteriore dimensione all’intreccio di emozioni contrastanti. In Time Being la madre di Nelson sta per morire. Il film è una commemorazione della sua vita articolata in quattro sequenze. Si apre e si chiude con lunghi tratti di pellicola nera, come un messaggio di cordoglio. Dopo un prologo in cui la madre è ricordata come la donna forte che era stata, segue una serie di tre inquadrature, ciascuna delle quali si apre con una ripresa fissa di lei distesa su un letto d’ospedale. La prima brutale sequenza della madre in punto di morte si trasforma lentamente in una rappresentazione bellissima ma angosciante della sua agonia e del recidersi del legame tra madre e figlia. A ogni nuova inquadratura che registra il fatto brutale davanti all’obiettivo, la distanza dalla madre aumenta e la cinepresa si avvicina a Nelson, per soffermarsi infine sui suoi piedi.

John Sundholm

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