Scheda Film
La prima volta che ho visto Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci […] sono stato sopraffatto dalla meraviglia, a tratti persino disorientato. Era una forma di stupore, un’emozione pura che non riuscivo davvero a tradurre in parole. Ancora oggi faccio fatica a descriverla. Ancora oggi mi commuovo ripensando al film, per la sua bellezza. […] Bertolucci ha parlato attraverso il linguaggio del cinema. Le sue immagini sembravano fluire direttamente da lui allo spettatore – e, in questo caso, a me. Prima della rivoluzione mi ha ispirato, spingendomi a realizzare i miei lavori. Seduto lì, mentre lo guardavo per la prima volta, ho capito di aver avuto la fortuna, e l’onore, di assistere alla nascita di una voce cinematografica nuova e straordinaria: una presenza fatta di poesia e bellezza, e un talento assolutamente travolgente. È stato un momento che mi ha segnato per tutta la vita. Martin Scorsese, Berlinale Retrospective Young at Heart – Coming of Age at the Movies, 2023 Il ricordo di Prima della rivoluzione è proprio quello di colui che sognando desidera sognare. È considerato un pochino il manifesto del cinema giovane. In effetti eravamo giovanissimi nel 1963 quando l’abbiamo girato; nel 1964 l’abbiamo montato. Avevamo anche tutto quello che è il tormento e l’estasi del cinema d’autore, dell’autorialità. Il film è stato fatto in un’Italia che è uscita dallo shock degli anni Sessanta, dallo shock dei morti di Reggio Emilia, lo shock della rivoluzione genovese, dei portuali che occupano il centro della città. Quindi è un’Italia piena di energia politica, un’Italia che reagisce, è un’Italia nella quale il personaggio di Fabrizio, quindi in qualche modo moimême, trova che il partito guida, quindi il partito di classe, abbia rinunciato al ruolo… utopico-rivoluzionario, e c’è un’insoddisfazione, un’amarezza che è quella che troveremo poi nei movimenti del Sessantotto. Ho capito solo molto tempo dopo che Prima della rivoluzione era un mio modo di fare i conti con la città di mio padre, Parma, espropriandola a mio padre, facendo mie molte cose che appartenevano a lui, a partire dalla città ma anche da figure che, incontrate da me ancora in età adolescente, erano diventate un pochino mitiche e sono figure che si ritroveranno in film successivi.
Bernardo Bertolucci, intervista di Giuseppe Bertolucci e Tatti Sanguineti,
“Cinegrafie”, n. 17, 2004