Scheda Film
La partitura di Sergej Prokof ’ev già basta a rendere immortale Poručik Kiže. La suite sinfonica vive di vita propria e di tanto in tanto risveglia l’interesse per il suo antenato cinematografico. Eppure questo film bizzarro ha molti altri aspetti interessanti. A partire dal genere a dalla trama. Le commedie storiche erano popolari in Europa, ma ai russi non piaceva scherzare sulla storia, che era solitamente oggetto di orgoglio o condanna e in ogni caso un soggetto drammatico. Ma il folle zar Paolo I si prestava alla perfezione a una satira politica, satira anche esteticamente piuttosto raffinata. I direttori della fotografia russi avevano un debole per l’Ottocento con il suo naturalismo, il fumo delle fabbriche, le ferrovie, i cappelli a cilindro e le uniformi. Ma non c’erano modelli estetici per il Settecento. La fotografia di Arkadij Kolcatyj e le scenografie di Pëtr Snopkov e Konstantin Kartašov creano un universo completamente nuovo, fragile e freddo come finissima porcellana, che insieme alle campane, ai flauti e ai tamburi di Prokof ’ev produce il giusto senso dell’assurdo.
Ma quel che è veramente, scandalosamente e deliziosamente assurdo è la trama. Poručik Kiže è una sorta di biopic. È la storia di un militare: esilio e miracolosa redenzione, matrimonio, fulminea carriera, malattia e morte. Ci Poručik Kiže 164 sono tutti gli ingredienti tranne uno: il militare. Perché il tenente che dà il nome al film non esiste, è un errore ortografico. Così nella sceneggiatura di Juryj Tynjanov, romanziere storico di talento e uno dei più grandi filologi del Novecento. E solo un filologo avrebbe potuto scegliere come protagonista un errore ortografico: un errore ortografico che fece carriera.