Scheda Film
Il primo lungometraggio di Todd Haynes è degno di nota tanto per la forma quanto per il contenuto. L’attenzione alla forma è del resto una costante nell’opera del regista. […]. Ciò che colpisce in modo particolare in Poison è il modo in cui la forma si lega al contenuto; il modo in cui il contenuto – la vita e l’opera dello scrittore, criminale e omosessuale francese Jean Genet – si rivela attraverso le fratture del testo, le discontinuità, le deformazioni della forma cinematografica. […] Poison è composto da tre linee narrative. […] Ciascuna di esse è presentata in una diversa declinazione di genere o di stile: girato in un bianco e nero ad alto contrasto con un uso abbondante di angolazioni oblique e con interpretazioni in sintonia con la scenografia, Horror richiama i thriller di serie B degli anni Cinquanta (e, come molti di essi, presenta una certa carica allegorica, in questo caso come narrazione allusiva dell’epidemia di AIDS); Hero, con la sua illuminazione uniforme, le interviste frontali e le ricostruzioni fittizie, assume l’aspetto di programmi televisivi d’inchiesta come Unsolved Mysteries; Homo, girato in parte in teatri di posa, ha la sontuosità e la pienezza ormai guasta del melodramma hollywoodiano dai toni sensazionalistici (Un chant d’amour rifatto da Universal Pictures e Douglas Sirk). Invece di raccontare queste storie in forma antologica – una dopo l’altra – Haynes le intreccia, facendole fluire dentro e fuori l’una dall’altra. Con il procedere del film, ciascuna narrazione, pur senza rinunciare ai propri tratti di genere specifici, comincia a perdere la propria autosufficienza, a sconfinare nel testo che le è accanto; le linee di separazione tra una storia e l’altra, tra un genere e l’altro, diventano permeabili. […] In diverse interviste, Haynes ha messo in relazione la struttura di Poison sia con i suoi precedenti esperimenti formali, sia con i romanzi di Genet, “il modo in cui mette costantemente in parallelo storie diverse. […] L’attrazione del montaggio per un autore come Jean Genet risiede proprio nella sua capacità di creare ‘movimenti’ alternativi a quelli imposti da una struttura narrativa convenzionale fondata su un’organizzazione razionale degli eventi”. Il montaggio sfida il lettore a concepire nuove forme di identità, nuovi modi di stabilire o pensare la relazione.
Sam Ishii-Gonzales, To Appear, to Disappear: Jean Genet and Poison, in The Cinema of Todd Haynes. All That Heaven Allows, a cura di James Morrison, Wallflower, Londra 2007