Scheda Film
Nel panorama del realismo francese degli anni Trenta, caratterizzato da un rifiuto della mitologia coloniale e delle favole in costume, Pension Mimosas è probabilmente l’opera più rivelatrice di una filmografia in cui si trovano anche Crainquebille, Thérèse Raquin e Gens du voyage. I neorealisti italiani non sbagliavano a classificare spesso il film (“Pensione Mimosa”) tra le loro fonti d’ispirazione accanto ad alcune opere di Jean Renoir e, naturalmente, di Marcel Carné, che in quegli anni era assistente di Feyder e che ha spesso riconosciuto il suo debito nei confronti dell’autore di Les nouveaux messieurs. […] Pension Mimosas è un film d’autore nel senso contemporaneo del termine, un film di regia che, partendo da una sceneggiatura che potrebbe facilmente sconfinare nel melò, trova la sua energia nella giustezza delle situazioni, nella finezza dei dialoghi di Charles Spaak, nella delicata analisi dei rapporti tra i personaggi in bilico tra situazioni convenzionali e singolari sottigliezze caratteriali descritte in tutta la loro complessità. Privo dei meriti più vistosi di Le grand jeu o di La Kermesse héroïque, Pension Mimosas è un film di sottrazione nel quale Feyder trova una sorta di finezza ‘classica’ scevra da ogni pathos: il dramma si intreccia e si dipana in modo essenziale. Questo capolavoro di analisi psicologica non lascia nulla al caso, come dimostrano la precisione della sceneggiatura, la minuziosità delle scenografie, lo stile misurato della recitazione. Louise e Pierre corrono verso il loro destino con la follia di una passione che niente può ostacolare. Pension Mimosas è un falso film sull’inferno del gioco d’azzardo; se un inferno c’è, è quello dell’amore frustrato, dell’amore impossibile perché si basa su una situazione senza via d’uscita. Come sottolineò Charles Spaak, Feyder è davvero il “pittore dei destini mancati”.
Jean A. Gili, Pension Mimosas ou l’absence de hasard dans le jeu des passions, in Jacques Feyder, “1895. Revue d’histoire du cinéma”, n. fuori serie, 1998