Scheda Film
Si tratta, in breve, di una carovana di turisti venuti a Parigi per assistere ad un incontro di calcio tra la squadra francese e quella italiana. La permanenza a Parigi durerà un solo giorno, quel giorno, appunto, di cui ha bisogno Emmer per raccontare la sua molteplice vicenda. […] I turisti di Parigi è sempre Parigi sono tutti definiti da una sfumatura diversa di dongiovannismo. L’uomo maturo sogna l’avventura con la mannequin o la ballerina da caffé-concerto; il giovane snob la conquista di una signora cosmopolita; i due ragazzotti romaneschi si accontenterebbero di una cameriera; infine, il giovane grazioso e ingenuo che con la sua storia fornisce la morale del film, si ferma, come si dice, alla prima osteria: la giornalaia della stazione. Quest’ultimo è il solo che riesca da avere una vicenda d’amore perché è il solo che obbedisca a un sentimento genuino. Gli altri inseguono il miraggio convenzionale di Parigi, città delle tresche facili e del vizio, e naturalmente rimangono delusi.
Il simbolo vivente di questa delusione è incarnato nella figura del barone, poveraccio residente a Parigi che campa facendo l’uomo-sandwich. Questa figura è tra la migliori del film: e l’enorme bottiglia di acqua minerale che egli porta in giro a scopo pubblicitario, è un’immagine azzeccata di effetto quasi surrealistico […]. Emmer ha il tocco leggero e il suo umorismo è quasi sempre signorile e di buona lega […]. Una sceneggiatura abile e guardinga e una recitazione misurata riescono a far evitare al film le molte secche in cui poteva insabbiarsi.
Alberto Moravia, “L’Europeo”
26 dicembre 1951