Scheda Film
Questo restauro fa parte dell’African Film Heritage Project, creato da The Film Foundation’s World Cinema Project, FEPACI e UNESCO – in collaborazione con Cineteca di Bologna – a sostegno del restauro e della diffusione del cinema africano. La guerra iniziò quando ero adolescente. La mia famiglia si trasferì da Cadique a un’altra regione, e fu là che incontrai Amílcar Cabral. Mi aspettavo un uomo alto, ma vidi un gigante! Cabral voleva documentare la nascita del nostro paese, e a tal fine mandò un gruppo di noi a Cuba, a studiare all’Istituto Cubano del Arte e Industria Cinematográficos (ICAIC). Al nostro ritorno ci chiese di documentare la vita nelle regioni liberate – la guerra, ma anche la quotidianità della gente nelle campagne, e com’era la vita sotto il dominio portoghese. Aveva una visione chiara di ciò che il cinema poteva fare. Avevamo ereditato un paese con un altissimo tasso di analfabetismo, ed è per questo che Cabral voleva che rappresentassimo la vita attraverso le immagini, non le parole. Il suo obiettivo non era semplicemente liberare Capo Verde o la Guinea-Bissau, ma liberarci dalla paura e dall’ignoranza: avrebbe potuto investire in armi, e invece ci diede delle macchine da presa. In un certo senso, lo considero il nostro primo regista. […] Quando il film fu pronto lo mostrammo a Chris Marker, che non era solo un uomo di enorme intelligenza ma anche uno dei nostri maestri. […] Ho cercato di raccontare così tante storie con questo film! È come condensare un discorso di centinaia di pagine in pochi secondi. Mortu Nega è la storia di una donna che decide di unirsi alla lotta, perché vuole essere libera e non c’è niente al mondo come il desiderio di libertà. Ma nello stesso tempo ha nostalgia di suo marito. Lo cerca per mesi, anni. La storia è intima come l’odore del tabacco. Nel film, Diminga porta con sé tabacco invece che cibo, perché ci sono così tante persone che non potrebbe mai sfamarle tutte. Ma può portare e condividere il tabacco. Era importante che il film parlasse di questi piccoli dettagli. La storia finisce quando diventa chiaroche Cabral è morto; tutto ciò che ha costruito è stato smantellato. Diminga, che ha perso tutto, torna al suo villaggio decisa a coltivare la terra. Può sembrare che la lotta sia finita, ma non è così.
Gli avvoltoi sono ovunque. Flora Gomes, estratto da un’intervista di Ela Bittencourt,
“Metrograph”, giugno 2022