Scheda Film
Se i cinque film con Frank Capra rivelarono la luminosa profondità di Barbara Stanwyck, i cinque che realizzò con William Wellman misero in risalto la sua grinta di ragazza che la sa lunga. Più conosciuto per i film di guerra e d’azione maschile, Wellman diresse anche diverse opere con protagoniste donne forti quanto qualsiasi soldato o cowboy. Tra queste Night Nurse, la prima e migliore delle sue collaborazioni con Stanwyck. Il film è un esempio pregiato dello stile veloce ed esuberante tipico della Warner, casa per cui Stanwyck lavorò in tutta la prima metà degli anni Trenta. Wellman stipa in settantadue minuti un intreccio degno d’un romanzo vittoriano, che parte come un vivace racconto proletario su alcune apprendiste infermiere e sterza bruscamente a metà strada diventando un bieco thriller mélo, dove si trama per uccidere due fanciulle e intascarne l’eredità. Stanwyck si oppone alla degenerata corruzione dei ricchi, infiammandosi di giusto furore. Gli scoppi d’incontenibile ira diventeranno un suo tratto distintivo: a farne le spese qui è, tra gli altri, un Clark Gable nel ruolo d’un brutale chauffeur, prima della celebrità e dei baffi. La tessitura ruvida del film, il suo piglio hard-boiled sono pura epoca pre-Hays. Dire “pre” è in realtà improprio, poiché il Production Code viene adottato dagli studios già nel 1930, ma non verrà veramente applicato fino al 1934. Night Nurse non si limita a sfidare il codice: sembra assumere l’elenco puritano dei “Don’ts and Be Carefuls”, dei ‘proibito e sconsigliato’, come una lista di elementi da includere. Spogliarelli gratuiti, ubriachezza, uso di droghe, linguaggio volgare, adulterio, crudeltà verso i bambini, crimini impuniti, giustizia fai-da-te? C’è tutto. Le scene di Stanwyck con Joan Blondell, nel ruolo della cinica collega Maloney, sono deliziosi interludi di beffarda complicità tra ragazze che lavorano. Il suo innamorato, e la cosa più vicina a un protagonista maschile che il film ci proponga, è un simpatico contrabbandiere con i giusti agganci malavitosi. Pur se la successiva produzione di Stanwyck e Wellman sarà diseguale, tutti i film sapranno cogliere qualcosa di essenziale della sua vorace passione per il lavoro, dell’instancabile energia, dei modi secchi e schietti: “Alla grande, sorella”.
Imogen Sara Smith