Scheda Film
Uno degli sviluppi più incoraggianti nel panorama recente del cinema americano è stato il rinnovato interesse per l’opera di Charles Burnett. […] I suoi primi film, in particolare, testimoniano anche la vitalità di un impulso neorealista che non ha mai realmente attecchito nel cinema americano. Killer of Sheep e My Brother’s Wedding […] possiedono un senso del luogo e dei personaggi al tempo stesso meraviglioso e raro. Girati a South Central Los Angeles, sono pervasi di una ruvida poesia del quotidiano, e la loro rappresentazione della vita della classe lavoratrice afroamericana è umoristica, affettuosa e onesta, priva sia di condiscendenza sia di atteggiamenti politici ostentati. […] Una versione più lunga e incompiuta di My Brother’s Wedding fu presentata al festival New Directors/New Films nel 1983, dopodiché il film cadde nell’oblio. Nel frattempo Burnett lo ha rimontato, ricavandone un lungometraggio di 81 minuti di sorprendente ricchezza e densità. Il personaggio centrale è Pierce Mundy (Everette Silas), un uomo non più giovanissimo che lavora nella lavanderia a secco dei genitori. Pierce sembra bloccato sulla soglia della piena maturità, diviso tra i doveri verso il fratello, che sta per sposare la figlia snob di un medico, e la lealtà nei confronti del suo migliore amico, Soldier, incapace di stare lontano dai guai e dal carcere. In qualche modo Burnett, lavorando con attori non professionisti, riesce a raccontare la storia di Pierce trovando un equilibrio tra melodramma e osservazione pacata. In My Brother’s Wedding succedono molte cose, ma la storia è forse meno importante dei volti e delle voci degli attori e della sottigliezza delle loro interazioni. Insieme a Burnett e alla sua troupe, essi partecipano a un progetto che trasforma in arte materiali e ispirazioni a portata di mano. Il risultato è un film così saldamente e organicamente radicato in un tempo e in un luogo specifici da sembrare in grado di contenere interi mondi.
A.O. Scott, “The New York Times”, 13 settembre 2007