Scheda Film
Con il seguito di Hana chirinu Ishida compie un passo avanti anche in senso cronologico: il film esplora infatti i cambiamenti sociali del Periodo Meiji (1868-1912) e l’impatto psicologico di trasformazioni che per entità e rapidità non avevano precedenti nel paese. La storia di due famiglie di Osaka mette in scena l’ascesa della classe mercantile e il declino dei samurai. Ancora una volta, benché meno rigorosamente, Ishida tiene fede alla regola di evitare le inquadrature ripetute, e ancora una volta la storia viene descritta dal punto di vista femminile (come scrive Aaron Gerow, è “il ritratto di una donna troppo forte per i suoi tempi”).
Come Hana chirinu, il film è tratto da un’opera teatrale di Kaoru Morimoto, e in esso si ritrovano molti volti del film precedente. Noël Burch lamenta che il film non riesca “a prendere forma”, ma vi riconosce i tratti distintivi dello stile e dell’approccio di Ishida: non solo la sua avversione per le inquadrature ripetute, ma anche la sua capacità di legare il dramma personale ai più ampi cambiamenti storici.
Ishida continuò a lavorare durante la guerra, ma in seguito girò un unico altro film e si ritirò dalla Toho nel 1947.
Alexander Jacoby e Johan Nordström