Scheda Film
Il colpo di genio di Pagnol è stato di creare dei personaggi che non esistono soltanto per la durata di una commedia o di un film, ma oltre. Dei personaggi ‘aperti’, di cui si vorranno conoscere i precedenti, prevedere il futuro. (E questo basterebbe già a giustificare la necessità di un ‘seguito’). Questi personaggi hanno conosciuto e conoscono ancora una tale popolarità che ci limiteremo ad evocarli a grandi linee. Prima di tutto, naturalmente, c’è quello che presiede ai destini del Bar de la Marine, César, il patriarca dall’umore litigioso e dal cuore fiero, burbero, intoccabile, prestigioso, una delle più gloriose immagini del padre, chiave di volta dell’universo di Pagnol. Di Marius si potrebbe dire egualmente che è il figlio allo stato puro: sognatore, instabile, che porta in fondo al cuore questa ‘voglia di lontananza’ che hanno tutti i giovani di vent’anni. E poi c’è Fanny, con la sua cesta di conchiglie e il suo cappello di paglia sfrangiata, espressione di una sensualità robusta, elementare, un po’ fuori moda; al suo fianco la madre e la zia che si completano armoniosamente, l’esplosiva Honorine e l’indulgente Claudine, senza dimenticare quella Zoë di cui si parla tanto senza vederla mai e che serve a dar risalto a tutta la famiglia; Panisse, un’altra faccia dell’umanesimo e della lealtà a tutta prova, non sprovvisto di un sentimentalismo un po’ vistoso, buon san Bernardo che protegge la vedova e l’orfano; e alla fine le comparse, Escartefigue, M. Brun, Le Goëlec, Piquoiseau, clienti, cornuti, confidenti, sfruttatori, che compongono nell’insieme una mini-commedia umana su scala della città francese, per non dire – con Césariot, ultimo nato e un po’ in disparte dai suoi pari – una vera dinastia.
Dinastia è la parola giusta. È un caso che Pagnol giochi un po’ beffardamente su vari piani? Appoggiandosi a dei cliché regionalisti già collaudati (le frottole di Marius, il nome di Fanny legate a un pegno licenzioso del gioco delle bocce) affibbia ai suoi eroi nomi illustri. La mitologia del mezzogiorno della Francia è esaltata dal riferimento alla latinità; seguendo l’etnologia dei luoghi, le piccole storie del Vieux Port sono inglobate nella grande Storia! Ecco superato lo scoglio tanto paventato: l’opera, sotto le apparenze della commedia, prende un’aria altera, una nobiltà che le conferiscono alcuni equivoci inseriti abilmente.
Claude Beylie, Marius, in I film di Marcel Pagnol, a cura di Pierre Baudry ed Enzo Ungari, La Biennale di Venezia, Venezia 1979.