Scheda Film
Nel 1943, con il film Marie-Louise, Lindtberg e lo sceneggiatore Richard Schweizer si occuparono del destino dei bambini perduti tra i tormenti del conflitto mondiale. […]
L’approccio quasi documentaristico, le scene prive di orpelli e le buone intenzioni stabilirono le premesse per tutti i successivi film della Praesens. Il melodramma descrive la permanenza in Svizzera di una ragazzina francese salvata da un bombardamento aereo e scelta dalla Croce Rossa, insieme a un convoglio di bambini malnutriti, per trascorrere tre mesi in una famiglia di Zurigo. Apparve così per la prima volta sullo schermo un personaggio ‘tabù’: il rifugiato. La guerra del 1939-1945 e le sue atrocità irrompevano infine nel cinema nazionale svizzero, ma ancora sotto una luce politicamente neutrale e intransigente. Ai volti familiari del cinema svizzero (Gretler, Anne-Marie Blanc, ecc.), Lindtberg affiancò molti attori non professionisti, che insieme alle numerose riprese in esterni e alla mescolanza di idiomi (francese e dialetto) conferirono al film un insolito tocco di realismo; il desiderio di uscire dal teatro di posa e di girare per le strade è già evidente. Il ruolo della ragazzina venne interpretato da una vera profuga. Lindtberg intendeva soprattutto mostrare i problemi psicologici, rappresentati dall’accoglienza temporanea in una regione risparmiata dalla guerra, dei bambini stranieri, la loro alienazione, il lento adattamento alle famiglie ospitanti e infine il ritorno forzato nell’inferno. […]
Visto da un milione di persone quando uscì in Svizzera e distribuito trionfalmente in tutta Europa dopo la guerra, fu il coronamento del lavoro portato avanti dalla Praesens. Il pubblico di lingua inglese parve particolarmente affascinato dal film: nel marzo del 1946 Marie-Louise vinse l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, il primo mai assegnato a una produzione non americana. L’ambitissimo riconoscimento aprì a Wechsler le porte più esclusive di Hollywood.
Hervé Dumont