Scheda Film
Alla sua uscita, quattro anni dopo La sfida, fu naturale associare questo film al vibrante esordio di Francesco Rosi: analogo il tema (la prepotenza sociale della camorra), identico il contesto (l’hinterland rurale di Napoli, dove il mare è lontano e la modernità tarda ad arrivare), uguali persino i ruoli di alcuni attori importanti: da Saro Urzi a Nino Vingelli a Ubaldo Granata, ‘cattivi’ per eccellenza. Soprattutto, la stessa tensione realistica del regista, Silvio Siano (già apprezzato per l’interessante Soli per le strade, sull’infanzia abbandonata nel napoletano), votato a una narrazione senza compiacimenti di una terra che il cinema di allora presentava al mondo all’insegna della triade mare-sole-canzoni. Oltre che di La sfida, storia di una faida interna alla camorra ispirata alla vicenda di Pascalone ‘e Nola e della giovane sposa-vendicatrice Pupetta Maresca, il film di Siano rivela echi e suggestioni del cinema di Giuseppe De Santis, che non a caso sposò il progetto come supervisore. Qui la lotta, come in Riso amaro e Non c’e pace tra gli ulivi, e tra oppressori e oppressi, sullo sfondo storico delle lotte contadine nell’alta Irpinia, che Siano riprenderà l’anno successivo in La donnaccia. Dai film di De Santis Lo sgarro mutua, con rara padronanza tecnica, le atmosfere da western rurale, il ritmo incalzante, i dialoghi essenziali e la figura del ‘giustiziere democratico’; un convincente Gerard Blain veste i panni del giovane contadino Paolo, che, dopo aver ceduto alle lusinghe affaristiche della camorra, si ribellerà al crudele boss don Michele, ritrovando lo spirito di classe, la stima del vecchio e onesto genitore (un maestoso Charles Vanel) e l’amore di Rosaria (Gordana Miletic, una presenza luminosa). Oggi Lo sgarro, anche grazie alle ricerche degli storici Pasquale Gerardo Santella e Savino Carrella e all’impegno di Giuseppe Luciano Cuomo di “Quaderni di Cinemasud”, può essere definito il capolavoro ritrovato di un regista da riscoprire.
Paolo Speranza