Scheda Film
Il Cinema Ritrovato ha già proposto in passato alcuni episodi di questa serie documentaria (tra cui quelli su David Lynch e Marco Bellocchio nel 2024), che propone l’analisi dell’opera prima di un cineasta affermato: l’immagine originaria, ovvero l’immagine matrice che annuncia tutte quelle a venire. Con questo documentario dedicato a Wim Wenders il punto di partenza è Summer in the City, presentato quest’anno al festival in versione restaurata. Il regista del documentario ci invita a una conversazione pacata e affascinante, una masterclass non dichiarata nella quale ci viene rivelato, in tono confidenziale, che all’inizio di tutto c’è stata la finestra dell’appartamento di famiglia di Wenders. Le vedute dalla finestra anticipano già il suo cinema: campi lunghi, paesaggi urbani e uno sguardo che inquadra il mondo con una macchina da presa fissa. Questo modo di non andare verso il mondo ma di attenderlo, di affidarsi a esso perché si riveli da solo, di credere che la realtà, lasciata a sé stessa all’interno di un’inquadratura, abbia qualcosa da offrire, sarà il filo conduttore di tutta la sua opera. Per Wenders il movimento è l’essenza stessa della settima arte, molto più della storia in sé. La continuità dell’opera è lì, profonda, testarda, irriducibile, come se un’intera vita di cinema non fosse stata altro che il dispiegarsi di quello sguardo infantile.
Bruno Deloye