Scheda Film
Romanzo di Stefan Wul, disegni di Moebius, dialoghi di Jean-Patrick Manchette, regia di René Laloux: non potrebbero esserci titoli di testa migliori per un film francese d’animazione e di fantascienza. Quando la letteratura – poliziesca e fantascientifica – i fumetti e i disegni animati si affidano a uno dei loro migliori rappresentanti ci sono tutte le premesse perché possa realizzarsi un sontuoso racconto per immagini, una grande ‘cartoon opera’.
La fantascienza è un genere – ce ne sono ancora – in cui i maestri sanno meglio degli altri rispettare i codici che fanno di un genere quello che è. […] La sceneggiatura in sé non riserva grandi sorprese. Vi aspettavate pianeti favolosi e pianeti infernali: ce ne sono. Vi aspettavate forse un’astronave che vagasse tra le stelle sotto la guida di un audace comandante, una carretta sgangherata e magari anche il possente incrociatore di un impero galattico. Avete vinto. Vi sarebbe dispiaciuto non trovare su un qualche pianeta la trappola demoniaca tesa da un’entità incomprensibile. State tranquilli. Se siete veri buongustai mancano solo un eroe atletico, un principe spodestato, una principessa pentita e una vecchia volpe che ne ha viste di tutti i colori ed è sopravvissuta a mille avventure.
Tutto questo c’è, con l’aggiunta di un ragazzino insopportabile e di fascisti dello spazio come ce ne sono tanti al mondo. Forse non osavate sognare personaggi telepatici, uomini volanti, alieni gorgoglianti. E sbagliavate. Certo, grazie al titolo vi aspettavate un qualche salto nel tempo che permettesse a un adulto di ritrovarsi bambino, magari di uccidere il suo bisnonno, insomma quel famoso paradosso temporale che provoca sempre una deliziosa vertigine, probabilmente perché non ci si capisce niente (soprattutto quando viene chiamato in causa Einstein per spiegare tutto: e tutto diventa meravigliosamente oscuro e malefico). Ce l’avrete, il vostro paradosso temporale, e se il vostro spirito cartesiano dovesse inciampare su questa cosetta semplicissima fatevi accompagnare dal vostro figlio più piccolo, che l’ha letto cento volte e vi spiegherà tutto.
Guy Gauthier