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LENNY

LENNY

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LENNY

Cast and Credits

Sog.: dalla pièce omonima (1971) di Julian Barry. Scen.: Julian Barry. F.: Bruce Surtees. M.: Alan Heim. Scgf.: Joel Schiller. Mus.: Ralph Burns. Int.: Dustin Hoffman (Lenny Bruce), Valerie Perrine (Honey Bruce), Jan Miner (Sally Marr), Stanley Beck (Artie Silver), Frankie Man (comico di Baltimora), Rashel Novikoff (zia Mema), Gary Morton (Sherman Hart), Guy Rennie (Jack Goldstein). Prod.: Marvin Worth. DCP. Bn.

Scheda Film

Lenny segna una svolta rispetto al genere musicale, ma non rispetto alla predilezione di Fosse per i bassifondi del mondo dello spettacolo. Dustin Hoffman interpreta il comico beatnik Lenny Bruce (1925-1966), noto per le sue satire iconoclaste delle ipocrisie razziali, sessuali e religiose. Montato con la stessa compattezza di Cabaret, Lenny è tuttavia più denso: non tanto un resoconto della vita di Bruce quanto un film-saggio sul comico e sull’efche lo conobbero. […] Il film ruota attorno a un intervistatore invisibile, di cui si sente la voce mentre interroga tre persone: la madre di Bruce, Sally Marr (Jan Miner), il suo manager, un personaggio fittizio interpretato da Stanley Beck, e l’ex moglie Honey (Valerie Perrine). Fosse stesso presta la sua voce all’intervistatore e compare, sfocato, ai margini dell’inquadratura, insinuandosi così nella struttura del film – uno dei pochi film girati in bianco e nero dopo il 1966, e l’unico di Fosse, fatta eccezione per alcuni primi segmenti televisivi. Il film alterna tre distinti registri in bianco e nero, resi dal direttore della fotografia Bruce Surtees (figlio di Robert): un alto contrasto molto luminoso per le scene dello spettacolo di Lenny nei locali notturni; una fotografia documentaristica a basso contrasto – che Wheeler Winston Dixon definisce “spenta” – per le interviste; e, per i flashback della vita quotidiana di Lenny, un’estetica noir e melodrammatica tipica di film come Piombo rovente (1957) e Non voglio morire! (1958). Per quanto Cabaret fosse montato in modo magistrale, è con Lenny che Fosse ha imparato che è in sala di montaggio che un film trova il proprio ritmo e impara davvero a ‘danzare’. Con Alan Heim, conosciuto durante la lavorazione di Liza with a Z (1972) e rimasto il suo montatore per il resto della carriera, Fosse costruisce un biopic come un mosaico di montaggio dialettico. Lenny ambisce a essere, come Quarto potere, un’indagine critica e una scomposizione analitica del proprio soggetto.

Dennis Bingham, Escape from Escapism. Bob Fosse and the Hollywood Renaissance, in The Other Hollywood Renaissance, a cura di Dominic Lennard, R. Barton Palmer e Murray Pomerance, Edinburgh University Press, Edimburgo 2020

 

Per concessione di

Crediti di restauro

Copia proveniente da: Amazon MGM Studios.

Restaurato in 4K nel 2026 da Amazon MGM Studios e The Criterion Collection presso i laboratori Company 3 e Prasad Corporation, a partire dal negativo camera originale 35mm e le tracce audio magnetiche originali 35mm.

 

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