Scheda Film
Adattato da un romanzo di François Coppée, Le Coupable è un film processuale che illustra il principio delle circostanze attenuanti. Un criminale è responsabile del proprio crimine quando tutto, fin dalla nascita, lo ha spinto a commetterlo? La parola è affidata a Chrétien Lescuyer, procuratore generale, la cui requisitoria ripercorre la vita del giovane Chrétien Forgeat, accusato di omicidio. Si contrappongono così due forme narrative. La prima, ambientata in tribunale, è girata in studio, con una scenografia minimalista e sotto luci drammatiche che ne accentuano l’artificialità: è lo spazio cupo dell’aula giudiziaria, dove i piani ravvicinati valorizzano le espressioni e la gestualità degli attori, sottolineando il dispositivo schiettamente teatrale della corte d’assise, in cui ogni protagonista è riconoscibile dal costume e dal ruolo. La seconda, che racconta la vita del giovane imputato, racchiude già tutti gli elementi del cinema di André Antoine: i personaggi si muovono in ambienti naturali, con numerose scene girate in esterni. È la Parigi della fine degli anni Dieci, con le sue viuzze acciottolate e sconnesse, la campagna alle porte della capitale, la Senna attraversata in battello, le botteghe d’altri tempi e la casa di correzione. Questa opposizione formale e narrativa risponde anzitutto all’intento del film: la vita e la realtà irrompono nel tribunale e umanizzano la legge, ma anche tutti i protagonisti del processo. Il procuratore generale è soprattutto un padre colpevole; l’imputato un giovane dal cuore generoso abbandonato dalla società. Il trionfo della narrazione della vita di Chrétien Forgeat è anche estetico. Antoine, in questo suo secondo film, contrappone un cinema irrigidito dallo spazio artificiale dello studio, ereditato dal teatro, a una macchina da presa libera che esplora il mondo e le persone. Il resto della sua filmografia confermerà questa scelta di girare in esterni, mescolando attori professionisti e non professionisti, e di valorizzare una recitazione priva di artifici, il più possibile vicina alla vita.
Carole Fodor